In tutta la bulimia dei provvedimenti governativi dovuti all’emergenza Coìvid-19 c’è un vuoto che pesa come un macigno: quello lasciato sui nostri bambini. Facciamoci caso, in piena fase 1 nelle restrizioni imposte dal governo agli italiani, non si è mai fatto riferimento a loro né agli adolescenti costretti a stare in casa a differenza di genitori e nonni, a cui era permesso uscire per la spesa o per andare in farmacia.

Il prof. Massimo Ammaniti, psicoanalisti, nel suo E poi, i bambini: i nostri figli al tempo del Coronavirus (Solferino) parla di “macroscopica rimozione”: “Perché non consentire ai bambini e agli adolescenti di scendere sul marciapiede davanti a casa solo per sgranchirsi un po’ le gambe o giocare a palla, naturalmente accompagnati da un genitore e osservando tutte le precauzioni necessarie per evitare il contagio?”

Sono i bambini al centro di questo saggio che per certi versi è illuminante: loro, nei mesi scorsi senza libertà di uscire, sono stati costretti a rinunciare a ritmi e rituali e ai rapporti scolastici che ne scandivano l’esistenza e su cui si fonda in parte la loro identità. Proprio la ritualità e le abitudini sono fondamentali per i piccoli “perché intervengono nella costruzione del proprio sé infantile, infatti i genitori, più o meno consapevolmente, aiutano i figli fin dai loro primi giorni di vita ad apprendere i ritmi e le relazioni quotidiane”.

La sospensione di ogni abitudine è andata di pari passo con una ridefinizione degli spazi e dei confini personali, “una vera e propria reclusione, specie se si abita con troppi familiari in appartamenti piccoli. Questa condizione suscita un senso di costrizione psicologica che può comportare ansie claustrofobiche, simili a quelle che a volte proviamo in ascensore o percorrendo un tunnel. La sensazione è di sentirsi come intrappolati tra le mura domestiche, uno sopra all’altro, con l’aggravante che alle intrusioni e interferenze reciproche non ci si può sottrarre uscendo di casa quando l’atmosfera diventa troppo soffocante”.

Si sono così accumulate le tensioni dei genitori per il contagio, le loro apprensioni per le rinunce pesanti, le incertezze lavorative.

E si è creato anche “uno strano paradosso: la maggiore presenza dei genitori accresce nei bambini, che fino a qualche mese fa erano abituati a essere più autonomi andando al nido o a scuola, il bisogno di mamma e papà e attiva comportamenti di dipendenza. In altri termini, la costante presenza degli adulti ha provocato tendenze regressive nei più piccoli riportandoli a fasi di dipendenza tipiche del passato”.

Nel mirino anche gli adolescenti che si sono trovati bloccati in famiglia, senza poter incontrare gli amici e il mondo esterno e dovendo limitare poi le modalità della vita sociale: “In casa gli adolescenti passano gran parte del tempo chiusi nella loro stanza, da cui escono solo per pranzo e cena. Ma a volte, addirittura, si riempiono il piatto e poi ritornano subito lì”.

Una volta usciti del tutto dall’isolamento, “i ragazzi saranno in grado di liberarsi dalla dipendenza di Internet, che preoccupa gli psicologi e i neurobiologi perché rischia di diventare un altro modo di autoisolarsi dalla realtà?”

Come si misureranno i «coronnial» con le nuove regole sociali che ancora impone e di fronte a una possibile ripresa dell’epidemia? Come possiamo aiutarli a superare un’esperienza che non ha precedenti per i ragazzi e per i loro genitori?

Non mancano pagine sulla didattica a distanza, protagonista assoluta degli ultimi mesi dell’anno scolastico, che pur avendo provato a tamponare una situazione critica, ha evidenziato, parole del professor Ammaniti, “dei limiti difficilmente superabili nelle prime classi delle elementari e nelle scuole per l’infanzia”.

Valorizzato da una ricca bibliografia, E poi, i bambini è un’approfondita disanima su ciò che è accaduto ai nostri piccoli, dal punto di vista della loro psiche.

Massimo Ammaniti, psicoanalista, è professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo presso la facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università di Roma e membro della International Psychoanalytical Association.

Tra i suoi libri ricordiamo Manuale di psicopatologia dell’infanzia (Raffaello Cortina 2001), Pensare per due. Nella mente delle madri (Laterza 2008), Noi. Perché due sono meglio di uno (Il Mulino 2014), La famiglia adolescente (Laterza 2015), La curiosità non invecchia (Mondadori 2017), Adolescenti senza tempo (Raffaello Cortina 2018) e Il mestiere più difficile del mondo (con Paolo Conti, Solferino 2019).

Rossella Montemurro

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