mercoledì, 24 Luglio 2024

Riceviamo e pubblichiamo dal professor Nicola Incampo, responsabile della Conferenza Episcopale di Basilicata per l’IRC e per la pastorale scolastica:

“Halloween pare avere conquistato anche gli italiani: circa 8 milioni dicono le statistiche, gli italiani che renderanno onore alla festa delle streghe e delle zucche. Discoteche, ristoranti, tutto prenotato, come in altre feste “moderne”, non si può esimersi dal regalare un fiore o almeno un cioccolatino, anche con questa festa pare diventato indispensabile, divertirsi, festeggiare, mascherarsi. Già altre volte in passato ho avuto la possibilità di dire la mia sulla festa di Halloween, di come non appartenga alla nostra tradizione e di come il mercato se ne sia impadronito per trasformarla in occasione di business, del resto ognuno fa il suo mestiere. Nelle scuole, ci si adegua, altro che la festa del caro “signor autunno”, altro che festa di tutti i Santi, c’è sempre il rischio che qualcuno si offenda, qui si festeggiano le streghe, le zucche e fantasmi. Sono in molti ad essere convinti che “non c’è nulla di male”, è il consumismo bellezza e noi ne siamo affascinati, lo critichiamo, ma cediamo inermi davanti al suo fascino.

Pochi però, sanno che questa festa ha un aspetto esoterico, è la festa più importante delle sette sataniche, insomma, non si tratta solo di un carnevale aggiuntivo, ma di una festa che ha risvolti nel mondo dell’occulto e della magia. La verità a mio avviso, è che queste feste si insediano dove c’è posto, in questo sì, sono diaboliche. Vanno a riempire i vuoti, lasciati da chi per vari motivi ha dimenticato la tradizione, il senso di alcuni gesti millenari.

Una volta nessuno sarebbe andato al ristornate per Natale, era la festa della famiglia, della casa, oggi i ristoranti fanno il pienone, perché le case sono piccole, le famiglie disgregate e abbiamo dimenticato cos’è il Natale, chi si festeggia, e dunque se non sappiamo qual è il suo valore, perché faticare per nulla? Così Halloween, si è insediata in un mondo che non sa più cos’è la vita, che teme la sofferenza e la delega agli ospedali, fugge la morte e la delega alle agenzie di pompe funebri, non si fanno più rosari o veglie per il defunto, perché non si crede più che valga la pena di affidarlo al cielo, si escludono i bambini dai riti legati alla morte pensando di alleviare le loro sofferenze ed invece, si rende loro estraneo un evento della vita, al quale dovrebbero essere educati. Halloween in fondo continua quella che sta diventando la “moderna tradizione”, la vita è faticosa, tanto vale non pensarci, votarsi al fatalismo, al divertimento…

Il 31 ottobre è una data importante non soltanto nella cultura celtica, ma anche nel satanismo. È uno dei quattro sabba delle streghe. I primi tre segnano il tempo per le stagioni “benefiche”, il quarto sabba marca l’arrivo dell’inverno e la “sconfitta” del sole: freddo, fame, morte. Detto questo, però, mi pare che si stia ora cadendo nel solito tranello, quello di “prendersela con Halloween” senza capire in che “buco” questa festa si è inserita. Perché il vero problema, non sono i “riti pagani” che prendono piede, ma la fede che scompare, la tradizione che vuotata di senso non può che venire meno, è nella voragine della nostra vita che si inseriscono i riti pagani, che anche negli oratori si festeggiano le zucche vuote.

Anziché lamentarci, e rimpiangere il passato, i bei tempi andati, in cui si mangiava il pane dei santi, le tradizioni dimenticate eccetera eccetera, riprendiamo ad educare e a educarci, riprendiamo a parlare dei Santi, a portarli ad esempio, riprendiamo confidenza con la morte che in fondo è un passaggio della vita, riscopriamo il valore del ricordo, della testimonianza di chi ci ha preceduto… Non dimentichiamo, che nei prossimi anni tutte le feste cristiane correranno il rischio di essere “dissacrate”, perché non hanno difensori, non si difende ciò che non si conosce e non si ama. Un popolo smarrito, che non sa da dove viene, che non riconosce la fede dei padri, che non sa più che nel giorno di Ognissanti facciamo festa per chi ci ha preceduti nel regno dei cieli, per chi ha saputo su questa terra indicarci la strada che porta alla santità, per chi ha saputo vincere la morte. Un popolo che ha smarrito la capacità di guardare ai suoi Santi come a dei Maestri di vita, di pregare per i suoi morti, un popolo così in fondo se la merita una zucca vuota.”

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