giovedì, 25 Luglio 2024

Oggi vorrei fare una riflessione sul “povero” e la vorrei fare partendo da una poesia di Rabindranath Tagore.

Tagore nacque a Calcutta il 6 maggio del 1861 da una famiglia appartenente ad un’elevata aristocrazia Premio Nobel per la letteratura nel 1913.

Nel 1902 muore la moglie, nel 1904 la figlia, nel 1907 il figlio più giovane.

Il poeta è affranto dal dolore e scrive composizioni che riflettono il suo stato d’animo.

Dal 1907 al 1910 compone le 157 poesie che saranno pubblicate nella raccolta intitolata Gitanjali.

Ed è proprio da questa raccolta che traggo la poesia “Dammi la forza”

“Di questo ti prego, Signore:
colpisci, colpisci alla radice
la miseria che è nel mio cuore.
Dammi la forza di sopportare
serenamente gioie e dolori.
Dammi la forza
di rendere il mio amore
utile e fecondo al tuo servizio.
Dammi la forza
di non rinnegare mai il povero,
di non piegare le ginocchia
davanti all’insolenza dei potenti.
Dammi la forza
di elevare il pensiero
sopra le meschinità
della vita di ogni giorno.
Dammi la forza
di arrendere con amore
la mia forza alla tua volontà.”

Questa poesia, più di una preghiera, mette in evidenza sia l’amore di Dio per i poveri che l’amore di Dio per gli oppressi.

Mai come oggi che la volgarità e l’insolenza diventano emblema televisivo e sociale, in cui la prepotenza del successo è legge superiore ad ogni altra legge, è indispensabile ribadire l’impegno dell’uomo autentico e del genuino credente a “non rinnegare mai il povero” e a “non piegare le ginocchia
davanti all’insolenza dei potenti”.

Su tutti e su tutto si erge il Dio della giustizia, difensore d’ufficio del povero e alla fine si dirà: “Sì, c’è un premio per il giusto!

Sì, c’è un Dio che fa giustizia sulla terra”. (Salmo 58, 12)

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica

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