sabato, 13 Luglio 2024

“La realtà alla fine è proprio che non abbiamo capito, non siamo riusciti a cogliere i segnali, a curare i sintomi, a prevenire, a intuire quali rimedi potessero scongiurare la malattia. Non abbiamo capito, ma ci siamo stati, in­sieme e con amore. Eravamo accanto a lei quando accet­tavamo di non vedere oltre le sue felpone, quando inter­pretavamo le sue fughe dai nostri abbracci come i segni della preadolescenza, rispettandola; e c’eravamo quando esultavamo delle epiche corse in bicicletta e delle prove di fitness davanti alla tv. C’eravamo e abbiamo sbagliato, chissà. Ci siamo stati in questi mesi, nel sostegno, nell’in­coraggiamento, nella lotta e nella sopravvivenza.”

Corpo a perdere. Nostra figlia e l’anoressia (Piemme) è un libro che non lascia indifferenti: è la testimonianza di due genitori, Anna Benvenuti e Lorenzo Sanna, che si trovano improvvisamente a far fronte all’anoressia della propria figlia undicenne, in un “presente che non avremmo mai vo­luto vivere, sprofondiamo nel buio più cupo di giornate sempre uguali, apparentemente senza speranze”.

La visita dalla pediatra per i mal di pancia di S. che non la fanno mangiare, li inchioda alla diagnosi di anoressia nervosa. Undici anni, tre fratelli – due più grandi, uno più piccolo –, nessun particolare problema di salute, S. è una bambina come tante: ama cucinare e mangiare, giocare con i genitori, scherzare con le amiche, trascorrere ore e ore con i fratelli. Ma il suo peso, si rendono conto i genitori, è molto al di sotto della soglia della normalità: per la pediatra è indispensabile il ricovero immediato, è a rischio la vita della bambina. Siamo a dicembre 2020, nel pieno di un’atmosfera natalizia smorzata dalla pandemia. Anna e Lorenzo sono risucchiati in un vortice – “Come è potuto accadere? Come abbiamo fatto a non capire? E adesso chi può aiutarla? Cosa possiamo fare?” – in preda allo shock per una diagnosi che non potevano neanche lontanamente immaginare.

Tra tentativi ed errori, pervasi da una giustificabile angoscia in quanto consapevoli dell’incertezza, purtroppo dell’esito della terapia, entrano in un tunnel pieno di incognite e di brusche battute d’arresto. S. pian piano si lascia andare: smette di mangiare, di comunicare, di sorridere, non riesce più neanche a stare seduta. E chissà se la notte almeno un po’ riesce a dormire, visto che i genitori la trovano ogni mattina già sveglia. L’unica cosa che la entusiasma ancora è cucinare, proprio ciò che la psichiatra che l’ha in cura ha detto in modo drastico da evitare. Comincia una lotta estenuante per salvarla e intanto il Covid, con prepotenza, stravolge ritmi e abitudini: perché è vero che S. è una priorità assoluta ma ci sono altri tre figli, il lavoro, le incombenze quotidiane…

Corpo a perdere, scritto a quattro mani e stilato quasi fosse un diario, sconvolge veicolando una storia autentica e quanto mai attuale: sono ormai milioni in Italia i genitori alle prese con i disturbi alimentari dei propri figli, bambini e adolescenti.

Oggi S. come sta?

“Sta meglio, ha ripreso a sorridere, a mangiare, a studiare, a vivere una quotidianità serena. Ci hanno detto che resteranno “tracce” di questa malattia per sempre e che forse più avanti ci saranno possibili ricadute. Noi stiamo all’erta, sempre un po’ preoccupati al minimo segnale dell’umore o di una mancanza di appetito, sempre in bilico tra interpretare questi eventuali segnali come momenti “normali” dell’adolescenza o avvisi di qualcosa di più preoccupante.”

Nel vostro libro ribadite più volte di non essere riusciti a capire le cause alla base dell’anoressia di S. Avete riflettuto ancora, siete riusciti a trovarle o semplicemente è capitato?

“Nel libro sono raccontati alcuni passaggi di questa affannosa ricerca delle ragioni della malattia e in questo siamo stati molto aiutati in ospedale. Da una parte ci hanno detto di lavorare, nel momento della malattia, per priorità e la ricerca delle colpe, degli errori o delle cause rappresentava all’epoca una priorità secondaria rispetto alla cura di S. “Non perdete energie e tempo nel cercare le colpe” questo un po’ il messaggio che abbiamo fatto nostro. Certo ci sono stati alcuni segnali che non abbiamo colto subito o interpretato in maniera non del tutto corretta, ci sono stati atteggiamenti o forse discorsi che potevamo condurre in maniera diversa (nel libro ribadiamo spesso che le parole hanno un peso), il contesto pandemico non ha certamente aiutato. Diciamo che più fattori hanno agevolato il fatto che capitasse in quel momento di crescita e in quel contesto di cupezza e difficoltà dell’interruzione forzata della socialità, della scuola e dello sport (quindi forse anche della stessa crescita).”

La vostra è una testimonianza molto forte e molto intima. Ci sono stati momenti in cui avete avuto qualche dubbio nel pubblicare un libro che racconta un momento poco sereno di vostra figlia?

“Sì, certamente, qualche dubbio permane ancora, ma ci conforta ricevere molte testimonianze di amici e conoscenti che parlano di “balsamo” per le difficoltà che in realtà tutte le famiglie possono vivere. Abbiamo superato le nostre remore anche perché abbiamo colto il pregiudizio che ancora circonda questo disturbo, la paura che a volte le persone manifestano nel parlarne. Crediamo che sia necessaria la sincerità per poter ricevere anche forza e sostegno dagli altri. Noi ci siamo sentiti molto soli e spaesati e il nostro libro vuole aprire un dialogo, offrire un conforto, un confronto e una speranza.”

S. come ha reagito a Corpi a perdere?

“Abbiamo cercato di spiegarle che avevamo scelto di scrivere per poter aiutare anche altre persone, che la sua storia poteva dare speranza ad altre famiglie che soffrivano e lei ha accolto il nostro discorso con serenità. La verità, però, è che preferisce non parlarne. Non si è opposta, forse un domani manifesterà maggiore interesse, ma per ora si proietta in avanti e si comporta sempre come se non avesse mai sofferto di alcun male, quindi non sembra interessata a tutto ciò che si riferisce al periodo della malattia. Noi stiamo attenti a proteggerla dall’esposizione, nei limiti del possibile, cerchiamo di cogliere preoccupazioni o sbalzi d’umore in questo periodo di uscita del libro, ma lei continua a sembrare tranquilla.”

Di fronte a problematiche simili spesso le famiglie si sfaldano, in particolare la coppia genitoriale. Leggendo il libro sembra invece che la vostra coppia si sia ulteriormente unita. Come ci siete riusciti?

Di fronte alla difficoltà estrema ci siamo effettivamente ritrovati in una bolla di unità, forse in questo facilitati dall’aver trovato, come raccontiamo nel libro, un “porto sicuro” al S. Paolo che ci ha guidato, ci ha protetto. Probabilmente ha giocato un ruolo fondamentale il fatto di essere famiglia numerosa: è vero, un figlio sta male, ma ce ne sono altri di cui è necessario occuparsi e questo ti tiene coi piedi per terra, in una routine che ti costringe alla normalità. Non smetteremo mai di ringraziare i nostri figli per la forza che hanno tirato fuori, sono stati alleati costanti e preziosi. Siamo sposati da vent’anni, si può dire che siamo cresciuti insieme, ci conosciamo a fondo e sappiamo quali sono i nostri punti di forza e i punti deboli: nel momento dell’estrema crisi abbiamo saputo valorizzare i primi.”

Anna Benvenuti (1977) ha conseguito la laurea in Lettere a Milano e il dottorato di Iberistica a Bologna. Insegna italiano al liceo e lingua e letteratura catalana all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato due romanzi, Niente che ci assomigli (2020) e Ancora tutto da imparare (2021).

Lorenzo Sanna (1977) ha studiato a Milano e a Bologna, conseguendo il dottorato di ricerca in Filologia greca e latina. Insegna latino e greco al liceo, è stato dirigente scolastico e ora è docente e tutor di studenti e famiglie. Con Marcello Bramati è già autore di Basta studiare! (2016), Leggere per piacere (2017) e La scelta più giusta (2022).

Rossella Montemurro

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