lunedì, 15 Luglio 2024

Irresistibile, sincera, spiazzante: Selvaggia Lucarelli in Falso in bilancia. Storia di una donna che preferisce entrare in una pasticceria piuttosto che in una taglia 40 (Rizzoli) fa un regalo grandissimo a tutte le donne mediamente ossessionate dal peso ma difficilmente propense a rinunciare ai piaceri della tavola.

Lei che – scrive – fa parte, secondo la letteratura sul tema, della famosa categoria “donna a fisarmonica” – “quella donna in balia dell’effetto yo-yo. “Fisarmonica” e “yo-yo” sono espressioni burlesche per non dire “donne che se la godono finché qualcuno non rompe i coglioni”” – racconta la sua relazione insana con le diete e il suo rapporto passionale con il cibo. Figlia di due genitori inappetenti, costretta a cercare cose da mangiare in una dispensa quasi sempre vuota – con l’effetto di improbabili accostamenti – e a tentare di resistere agli assalti dei fratelli, afferma: “La gola non è un vizio. È una necessità. I vizi capitali dovrebbero essere ridotti a sei, e il giorno in cui un partito capirà che questa riduzione deve trasformarsi in una proposta di legge urgente, spazzerà via tutte le altre forze politiche nel tempo in cui io mangio un bignè. Che inseriscano l’Inappetenza, nella lista dei peccati capitali. Pensate a quante cene, pranzi, brunch, colazioni, merende, spuntini rovinati per colpa di quegli esseri spregevoli che: «Io prendo al massimo un’insalatina!». Un’insalatina? Se avessi voluto un commensale che bruca erba sarei uscita con una capra al guinzaglio. (…)”.
Sempre in lotta con la bilancia – ammette di avere periodicamente oscillazioni di peso e di muoversi in una forbice dai dieci ai quindici chili -, fino a nutrire avversione e, nello stesso tempo ansia nei suoi confronti, Selvaggia ricorda un periodo magico e liberatorio, quello della gravidanza, quando poteva mangiare tutto senza sentirsi in colpa: “(…) Non sono mai più stata così leggera come quando sono stata così pesante. Non ho più ritrovato la felice avventatezza di quei giorni in cui tutto sembrava possibile. (…)”. Poi, l’incubo delle diete, tutte fallimentari nonostante un timido entusiasmo iniziale.
“Immaginatevi di nascere, che so, con la necessità fisiologica di galoppare un mezzosangue ogni mezz’ora o di appendere quadri al muro del salotto, ovunque siate e qualunque cosa stiate facendo. Ecco, la fame è così. Ce l’hai e ti domandi: «Perché? Da dove arriva? Perché non mi lascia in pace? Perché io e lui abbiamo mangiato una peperonata trenta minuti fa, io ho già di nuovo fame e lui no?».”
Infine, il fidanzamento con un cuoco che, se da un lato con prelibati manicaretti non fa che esasperare il problema dall’altro è un invito a lasciarsi andare.
Selvaggia è passata dalla gogna mediatica, ha sofferto (la sua è una vicenda per certi versi analoga a quella di Vanessa Incontrada, alla quale dedica uno dei capitoli) ma ne è uscita più forte e convinta delle proprie scelte: meglio cedere e abbandonarsi alle tentazioni gastronomiche anziché soffrire con privazioni mortificanti. In Falso in bilancia, con schiettezza e ironia, la giornalista descrive le sue disavventure diventando un po’ un modello: perché non si lascia condizionare dalle mode, si accetta, è autocritica e consapevole. Leggere il suo libro – in vetta nelle classifiche dei più venduti – è decisamente liberatorio.
Selvaggia Lucarelli è scrittrice, giornalista per “Il Fatto Quotidiano” e protagonista di numerosi programmi tv, tra cui Ballando con le stelle. È senza dubbio la donna più popolare del web italiano. Dai suoi profili social e sulla prima pagina del “Fatto” scrive con tagliente ironia di politica, media, costume e società. Con Rizzoli ha pubblicato il romanzo Che ci importa del mondo (2014), Dieci piccoli infami (2017) e Casi umani (2018). La sua pagina Facebook ha superato 1,3 milioni di follower, Instagram 600mila e Twitter oltre 850mila. 

Rossella Montemurro
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