Ci sono scrittori che riescono a descrivere in modo ineccepibile psicologie e stati d’animo. Dei protagonisti dei loro romanzi riusciamo a cogliere ogni sfumatura. Può scattare l’empatia, la paura, la serenità…. Immergendosi nelle loro storie abbiamo la capacità di capire un po’ meglio anche noi stessi.

Piernicola Silvis, nei ritratti psicologici è sempre stato un maestro. In particolare, dei suoi libri sono le figure ombrose, tetre, dall’animo crudele e tormentato a colpire particolarmente il lettore. Accade anche in Storia di una figlia (SEM), un’altra trama ad alto impatto emotivo di un autore che negli ultimi anni si è distinto per aver ideato un efferato serial killer protagonista dei suoi thriller precedenti. Ci sono però anche uomini e donne integerrimi, dai valori forti, alla ricerca della verità: come Anna, una brava ragazza che dalla vita sembra avere tutto. È bella, ha una laurea in Medicina, è la figlia amatissima di un ricco imprenditore che ogni suo desiderio lo anticipa. Dal lato sentimentale meriterebbe senza dubbio di più di un fidanzato attento solo alla forma, agli obiettivi da raggiungere sul lavoro. Lei vorrebbe avere una famiglia e diventare un chirurgo estetico: sogni legittimi, per una 29enne del 2001.

Una sera il papà ha un ictus e Anna piomba in un incubo. Da medico, conosce bene la gravità della situazione in cui versa il padre. Da figlia è devastata. Ma sarà solo l’inizio di un vortice pronta a travolgerla e a mandare all’aria ogni certezza. Dopo la visita di un misterioso amico del padre, Anna inizia a indagare sul passato, sul ruolo avuto nel 1944, nel pieno delle stragi delle SS in fuga, quando le truppe scelte di Hitler trucidarono per vendetta almeno quindicimila civili. All’epoca (ma è una parentesi di storia che pochi conoscono), un battaglione di SS italiane si unì a quelle tedesche – al termine della guerra però si è cercato di cancellare questo episodio.

Per Anna sarà un’inaspettata e drammatica discesa agli inferi, popolata da incubi e dubbi atroci, un terremoto psicologico. Anna guarderà dentro se stessa, mettendo in discussione tutto, camminando in bilico, combattuta tra l’amore infinito verso il padre e il terrore che una delle pagine più nere della nostra storia possa appartenergli.

Silvis non risparmia nulla, dai dissidi interiori alle scene forti, come lo sterminio a Colle Sant’Agnese, il paesino toscano in cui persero la vita, fucilate dai nazisti, oltre quattrocento persone fra donne, vecchi e bambini. Ci sono passaggi impossibili da dimenticare, che rimangono impressi – indelebili – nel lettore.

Piernicola Silvis è nato nel 1954 a Foggia. Alto dirigente della Polizia di Stato, ha lasciato il servizio nel 2017 come questore di Foggia. Ha all’attivo Un assassino qualunque (2006), L’ultimo indizio (2008), Gli anni nascosti (2010). Con SEM ha pubblicato Formicae (2017), La lupa (2018) e Gli illegali (2019), finalista al Premio Bancarella 2020. I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue.

Rossella Montemurro

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