venerdì, 12 Luglio 2024


Lei, autrice da oltre un milione di copie vendute, la psicologia dei sentimenti la conosce bene e i sentimenti sa descriverli con cura soprattutto quando riguardano alcune dinamiche ricorrenti. Federica Bosco in Non perdiamoci di vista. Come quegli anni che non scorderemo mai (Garzanti) tramite Benedetta, la protagonista e io narrante, ha raccontato con delicatezza una storia in cui può rispecchiarsi la maggior parte degli over 40 di oggi. La stessa Benedetta rappresenta una donna nella quale in molte si possono ritrovare: divorziata, con due figli, una mamma ingombrante… La incontriamo mentre sta trascorrendo l’ennesimo Capodanno con gli amici di trent’anni prima e spera le arrivi un messaggio Whatsapp da Niccolò, l’uomo con il quale ha da poco iniziato una relazione che sembra molto (troppo) platonica. Perché lui – ragazzo con cui da adolescente ha avuto un flirt ed è ripiombato nella sua vita grazie a Facebook -, vittima di un padre autoritario che lo ha obbligato ad andare in Turchia per risolvere un problema lavorativo in una delle sue aziende, all’ultimo momento l’ha lasciata da sola.

Niccolò, se da un lato è riuscito a portare una ventata di freschezza ed entusiasmo nella vita di Benedetta, dall’altro, come accade in tutti i rapporti sbilanciati, la sua vita l’ha destabilizzata trascinandola in una storia poco chiara.

Benedetta sospira e attende come una ragazzina mentre la sua amica più cara, Antonella, ha perso la testa per un settantenne. Entrambe alla ricerca quasi spasmodica di una nuova giovinezza con la consapevolezza che però “la storia del “per sempre” ci aveva fregate alla grande, e ora era diventato un desiderio effettivamente anacronistico”.

Rimasta in buoni rapporti con l’ex marito  – “(…) non riuscivo a capire come l’amore potesse avariarsi al punto di diventare qualcosa di disgustoso, inavvicinabile, ributtante. Come una torta meravigliosa e profumata che un giorno ti accorgi essere piena di vermi e allora la prendi così com’è e la butti via tutta intera, rabbrividendo. Te ne fossi accorto prima, forse, saresti corso ai ripari, avresti provato a eliminare le parti andate a male, a trovare un modo per conservarla meglio, ma quando è troppo tardi non ti restano che le soluzioni estreme, come l’eutanasia.” – diventato però succube della nuova compagna, tra i due figli, Francesco e Vittoria alle prese con i problemi adolescenziali e i suoi pazienti – è una fisioterapista piena di umanità – Benedetta riesce a districarsi come meglio può, in bilico tra le esigenze degli altri e la voglia di buttarsi a capofitto nella storia con Niccolò.
Federica Bosco è riuscita a dare voce a un’intera generazione dalle ex ragazzine degli anni Ottanta, alle loro madri e alle quindicenni del terzo Millennio: cambiano le modalità di rapportarsi al mondo ma quando accade che da figlie – anche superati i quaranta – ci si ritrova improvvisamente adulte, non ci sono maglie temporali a che impediscano alle emozioni di uniformarsi.
Non perdiamoci di vista ha i toni di una soap opera resi però autentici da una particolare attenzione verso alcune tematiche quanto mai attuali – nel romanzo, ad esempio, si parla anche di bullismo – e del valore inestimabile dell’amicizia.
La Bosco, scrittrice e sceneggiatrice, ha al suo attivo una ricca produzione di romanzi e vari manuali di self-help. È stata finalista al premio Bancarella 2012 e il suo romanzo Pazze di me è diventato un film diretto da Fausto Brizzi.
Rossella Montemurro

 

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