martedì, 28 Maggio 2024

ASM, attacco hacker del gennaio 2024: comunicazione pubblica

Comunicazione pubblica ai sensi dell'art. 34, par. 3, lett. c), del Regolamento (UE) 2016/679 in merito all'attacco hacker subito dall’Azienda del Servizio Sanitario (Azienda Sanitaria di Matera, Azienda Sanitaria di Potenza, AOR San Carlo Potenza ed IRCCS-CROB...

Oggi vi voglio parlare di un missionario grassanese, un certo padre Gino Lopergolo, sacerdote trinitario missionario in Madagascar.

L’ho conosciuto in parrocchia, perché quando veniva in Italia andava a soggiornare dai suoi genitori, che appartenevano alla stessa mia parrocchia.

Una delle ultime volte che è stato a Grassano, stavamo tanto insieme, mi raccontava della sua “Missione”, dei tantissimi problemi e soprattutto del desiderio di morire missionario.

Soffriva perché malato, ma soffriva di più per non essere in Africa.

Padre Gino amava l’Africa, amava i suoi ragazzi, i suoi parrocchiani, perché amava Gesù.

Ricordo che una volta gli chiese come fare per mandare i soldi in Madagascar, e lui rispose più o meno così: “Non te la prendere tanto con i soldi. Se me li mandi, bene, se non me li mandi, non importa. Ho 250 ragazze e ragazzi orfani da mantenere e mangiano tre volte al giorno. Ma la Provvidenza per me c’è, la tocco con mano e la devo ringraziare.”

Padre Gino era una persona totalmente distaccata dai soldi.

Un giorno mi confidò che i soldi li spendeva prima di riceverli, perché era un modo di impegnare la Provvidenza a mandargli altre offerte.

“Non ho tempo per fare conti e tenere registri – mi diceva –  Non ho mai saputo quanto ho in cassa. Mi do da fare per scrivere lettere e cercare aiuti, ma poi non so quanto ricevo e quanto spendo. Finora ce n’è sempre, nessuno da me è mai morto di fame, i miei ragazzi sono sempre cresciuti bene, li ho fatti studiare, li ho sposati”.

Era generoso con tutti ricordo che mi diceva che aiutava i confratelli che ricevevano meno offerte dall’Italia, si realizzava prendendosi cura di tutte le miserie che vedeva, di tutti i poveri che gli capitavano a tiro.

Prima di fare un atto di carità non si chiedeva se aveva i soldi necessari, già sapendo che comunque sarebbero arrivati.

Nella sua missione dava da mangiare a tutti quelli che lo chiedevano, a quelli che lui chiamava i “i rifiuti del paganesimo”, cioè lebbrosi, orfani, vedove, handicappati, ladri.

Dava da mangiare a tutti come se fossero suoi amici da tempo.

Là dove mangiare tutti i giorni è gran fortuna.

Avete mai riflettuto: è difficile che venga a casa nostra qualcuno che non mangia da parecchi giorni, però quante persone incontriamo che hanno bisogno del nostro aiuto, del nostro tempo, di una parola buona!

E il nostro atteggiamento verso il denaro come può essere definito?

Siamo veramente liberi, distaccati o avari?

Ma soprattutto ci fidiamo della Provvidenza o amiamo fare troppi calcoli e previsioni?

Dice la Scrittura:

“Chi ama l’oro non sarà esente da colpa,
chi insegue il denaro per esso peccherà.
Molti sono andati in rovina a causa dell’oro,
il loro disastro era davanti a loro.”

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica

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