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Il prof. Incampo: “L’amore per l’Africa di Padre Gino Lopergolo”

Oggi vi voglio parlare di un missionario grassanese, un certo padre Gino Lopergolo, sacerdote trinitario missionario in Madagascar.

L’ho conosciuto in parrocchia, perché quando veniva in Italia andava a soggiornare dai suoi genitori, che appartenevano alla stessa mia parrocchia.

Una delle ultime volte che è stato a Grassano, stavamo tanto insieme, mi raccontava della sua “Missione”, dei tantissimi problemi e soprattutto del desiderio di morire missionario.

Soffriva perché malato, ma soffriva di più per non essere in Africa.

Padre Gino amava l’Africa, amava i suoi ragazzi, i suoi parrocchiani, perché amava Gesù.

Ricordo che una volta gli chiese come fare per mandare i soldi in Madagascar, e lui rispose più o meno così: “Non te la prendere tanto con i soldi. Se me li mandi, bene, se non me li mandi, non importa. Ho 250 ragazze e ragazzi orfani da mantenere e mangiano tre volte al giorno. Ma la Provvidenza per me c’è, la tocco con mano e la devo ringraziare.”

Padre Gino era una persona totalmente distaccata dai soldi.

Un giorno mi confidò che i soldi li spendeva prima di riceverli, perché era un modo di impegnare la Provvidenza a mandargli altre offerte.

“Non ho tempo per fare conti e tenere registri – mi diceva –  Non ho mai saputo quanto ho in cassa. Mi do da fare per scrivere lettere e cercare aiuti, ma poi non so quanto ricevo e quanto spendo. Finora ce n’è sempre, nessuno da me è mai morto di fame, i miei ragazzi sono sempre cresciuti bene, li ho fatti studiare, li ho sposati”.

Era generoso con tutti ricordo che mi diceva che aiutava i confratelli che ricevevano meno offerte dall’Italia, si realizzava prendendosi cura di tutte le miserie che vedeva, di tutti i poveri che gli capitavano a tiro.

Prima di fare un atto di carità non si chiedeva se aveva i soldi necessari, già sapendo che comunque sarebbero arrivati.

Nella sua missione dava da mangiare a tutti quelli che lo chiedevano, a quelli che lui chiamava i “i rifiuti del paganesimo”, cioè lebbrosi, orfani, vedove, handicappati, ladri.

Dava da mangiare a tutti come se fossero suoi amici da tempo.

Là dove mangiare tutti i giorni è gran fortuna.

Avete mai riflettuto: è difficile che venga a casa nostra qualcuno che non mangia da parecchi giorni, però quante persone incontriamo che hanno bisogno del nostro aiuto, del nostro tempo, di una parola buona!

E il nostro atteggiamento verso il denaro come può essere definito?

Siamo veramente liberi, distaccati o avari?

Ma soprattutto ci fidiamo della Provvidenza o amiamo fare troppi calcoli e previsioni?

Dice la Scrittura:

“Chi ama l’oro non sarà esente da colpa,
chi insegue il denaro per esso peccherà.
Molti sono andati in rovina a causa dell’oro,
il loro disastro era davanti a loro.”

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica

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