martedì, 23 Luglio 2024

Matera,  funerali dei Vigili del fuoco Nicola Lasalata e Giuseppe Martino. L’omelia di Mons. Caiazzo: “Amore non è più una bella parola, un gesto di benevolenza, ma un agire colmo di umanità: consumarsi pienamente fino alla morte”

Pubblichiamo l'omelia che mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo della Diocesi di Matera-Irsina, ha pronunciato questa sera nel Palazzetto dello Sport, gremito, durante i funerali dei Vigili del fuoco Nicola Lasalata e Giuseppe Martino: Carissimi,...

Ero in Sardegna e precisamente a Olbia quando mi è giunta la notizia della morte di don Carmine Rotunno, parroco della Chiesa Madre di Grassano.

La prima cosa che mi venne da dire è questa: “E’ morto un prete, don Carmine. Quando ho detto prete, ho detto tutto”.

Era proprio un prete–prete.

Lo era con tutto se stesso: mite, trasparente e innamorato della Chiesa.

Era nello stesso forte e tenerissimo.

Per questo voleva bene a tutti, senza mai legare nessuno a sé.

Ed era contento.

Spesso diceva: «Non saprei immaginarmi diverso da quello che sono». 

Che miracolo, un prete contento!

Io sono orgoglioso di essere stato suo amico.

E a me ha lasciato il suo testamento spirituale.

Quando ci facevamo quelle lunghe passeggiate mi diceva spesso: «Ogni volta che ho celebrato la santa Messa mi sono sempre fermato su quelle parole: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”».

E calcando l’aggettivo “mio”, mi è sembrato volesse dire: “In questo momento, non perché io sia bravo, ma perché il Signore mi ha scelto e amato, il suo amore è in me e io sono in lui. Ho qui tra le mie mani la sua vita che diventa la mia, e la mia che diventa la sua”.

Molte volte mi diceva: “Nicola non dimenticarlo mai che l’Eucaristia fa della vita del prete un corpo donato, che continua a perdere sangue…”

L’ultima volta che lo accompagnai allo Scalo di Grassano per andare a Milano mi disse che era contento che il Vescovo aveva scelto don Pino come suo successore.

Non so perché, ma queste sue parole le percepii come un arrivederci in Cielo.  

Don Carmine lo vorrei ricordare come un prete che non ha vissuto la morte come una disgrazia, uno scacco matto, ma come un incontro, come l’inizio di una festa senza fine.

Un giorno mi ha voluto confidare la sua preghiera.

L’aveva imparata da una parrocchiana: «Gesù, io sono tuo».

Cari amici adesso pregate con me e con tanti che ci stanno leggendo: ora che il Signore lo ha preso, lo ringraziamo per avercelo donato.

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica

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