mercoledì, 24 Luglio 2024

 
“Non amare l’arte, in Italia, equivale a un delitto: è la premessa per lasciarla distruggere. Non difendere l’arte, se sei italiano, è voltare le spalle alla tua storia, disonorare tuo padre e tua madre”.

Che sia un giallo, una biografia o un reportage, la sua penna è sempre precisa e appassionante: il Generale dell’Arma Roberto Riccardi è tornato in libreria con Detective dell’arte. Dai Monuments Men ai Carabinieri della cultura (Rizzoli, sarà presentato al Salone del Libro di Torino venerdì 10 maggio alle 10.30 nello stand del Ministero della Difesa), un volume sul lavoro egregio e incessante dei militari nel Nucleo Tutela Patrimonio Culturale nel cinquantenario della fondazione del Tpc.

Sono loro che hanno riportato, solo per citare alcune opere, La Muta di Raffaello, Il giardiniere di Van Gogh, il Cratere di Eufronio, la Triade capitolina. I risultati vanno ben al di là delle cronache giudiziarie: viaggiano fra il passato e l’eterno. Detective dell’arte racconta le indagini, i successi e i casi su cui non è stata ancora scritta la parola fine.

 “Inseguire l’arte – scrive l’ufficiale – ci ha regalato un viaggio nel tempo. Inseguirla per il mondo ci ha insegnato quanta ricchezza abbiamo in casa. Nemmeno un’epoca, fra le tante del passato, è stata priva del nostro apporto”.

Resi famosi da un film cinque anni fa, i Monuments Men erano 350 uomini di tredici Paesi che salvarono i capolavori dell’arte dalle devastazioni della Seconda guerra mondiale. Di militare avevano ben poco, erano in prevalenza esperti di arti figurative, archivisti e restauratori. Nello stesso periodo Rodolfo Siviero, agente segreto e critico d’arte, riportava in Italia con operazioni degne di un romanzo d’avventura i capolavori sottratti dal “Kunstschutz” voluto da Hermann Göring. Era figlio di un carabiniere. Prima di lui c’era stato lo scultore Antonio Canova, nominato ambasciatore dal papa per recuperare le opere portate via da Napoleone in forza del trattato di Tolentino.

Oggi, a fronteggiare le molteplici minacce – tomabaroli, collezionisti di oggetti proibiti, devastatori, ladri, mercanti senza scrupoli, falsari, terroristi, mafiosi che si servono dell’arte per speculare o ricattare lo Stato… –  ci sono trecento detective in Italia: “Trecento come alle Termopili, contro migliaia e migliaia di nemici. O come a Sapri, spinti dall’ideale di un’Italia unita che nel 1857 non era ancora maturo. Trecento segugi dell’arte possono essere tanti, per la passione e l’esperienza che mettono in campo. Sono pochi in valore assoluto e la loro lotta sarà destinata alla sconfitta, se non si potrà ipotizzare un calcolo diverso.

Il numero sul quale contare siamo noi, tutti insieme. È responsabilità comune fare qualcosa, ciascuno nel suo piccolo. Fosse solo tenere in ordine la facciata del proprio palazzo, che unito agli altri preserva l’armonia di una strada. Fosse solo consegnare un bene ritrovato o far ritoccare quel vecchio quadro lasciato dal nonno”.

Dalla riapertura delle domus di Pompei al giallo del Caravaggio rubato e ai falsi Modigliani, dal salvataggio delle opere d’arte dopo il terremoto in Umbria del 2016 all’impegno in Iraq per la protezione e il recupero dei beni archeologici dopo la Seconda guerra del Golfo, Detective dell’arteè una carrellata di storie avvincenti e colpi di scena. Che non solo svelano il mondo sommerso dei tombaroli, dei furti su commissione e dei falsari di mestiere, ma rivelano anche le emozioni, i ricordi, gli aneddoti dei detective dell’arte, che hanno fatto del loro lavoro una passione senza confini.

La prefazione è firmata dal Generale di corpo d’armata Giovanni Nistri, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri che afferma: “Il Bel Paese lo sarebbe meno se non fosse tornata a Verona, nel Museo di Castelvecchio, la Sacra Famiglia del Mantegna. Se non avesse ripreso a guardarci con i suoi occhi malinconici, dal Palazzo ducale di Urbino, La Muta di Raffaello. Se al Museo Lanciani di Guidonia Montecelio la Triade capitolina non fosse placidamente assisa nel suo posto d’onore.

Mi piace che il libro – nato su iniziativa della casa editrice Rizzoli, che ringrazio – sia scritto da un ufficiale e che contenga interviste a più «detective dell’arte». Sono uomini e donne che operano per la tutela del patrimonio culturale nei loro diversi gradi, con differenti estrazioni e sensibilità, in ogni area del territorio nazionale.

Ciò permette che la pubblicazione sia a sua volta un affresco, uno spettro di voci con un denominatore comune: la coscienza di una funzione che va oltre i confini di un mero contesto professionale”.

Roberto Riccardi nato a Bari è capo ufficio stampa del comando generale dell’Arma. Appassionato d’arte, giornalista e scrittore, ha diretto per diversi anni “Il Carabiniere”. Ha pubblicato saggi e romanzi; tra i più recenti, La firma del puparo (e/o 2015), Il prezzo della fedeltà. Storia di Giuseppe Giangrande (Mondadori 2016) e La notte della rabbia (Einaudi 2017).

Si è aggiudicato, fra gli altri, i premi Acqui Storia, Tedeschi (annuale del Giallo Mondadori), Biblioteche di Roma, Piersanti Mattarella.

Rossella Montemurro
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