giovedì, 25 Luglio 2024

Oltre 60mila professionisti radicati su tutto il territorio italiano, ma anche il 50% di accessi in meno negli studi e un forte calo degli incassi che si somma al -26% già sfiorato nel solo 2020.

È questo il bilancio negativo degli studi odontoiatrici, tratteggiato dall’Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI), in merito ai risultati e alle prospettive future di un comparto alle prese con una situazione decisamente critica.

A pesare sono state le normative sulle quarantene, la confusione attorno all’impiego del Green Pass e la crisi economica che ha colpito molte famiglie, rendendo l’accesso alle cure odontoiatriche troppo oneroso. Anche la forte reticenza da parte di molti professionisti nel digitalizzare i processi gestionali ha avuto il suo peso.

Ma la digitalizzazione, da sola, rischia di non bastare per risollevarsi dalla crisi.

Secondo una ricerca effettuata dall’importante società di consulenza McKinsey, il tasso di fallimento dei progetti digitali nelle organizzazioni raggiunge addirittura il 70%.

Michele Rossini (nella foto in copertina) e Paolo Torregrossa, fondatori della società di consulenza specializzata nella digitalizzazione degli studi odontoiatrici Dentista21, spiegano che “la tecnologia digitale è nulla senza la mentalità digitale, e per sfruttare al meglio tutte le sue potenzialità occorre sviluppare un mindset differente.

Investire in tecnologia e rivedere i processi in quest’ottica, infatti, è una condizione necessaria ma non sufficiente per compiere una vera trasformazione digitale.

Affinché questa possa realizzarsi in modo efficace, è necessario adottare un modo di lavorare nuovo e orientato verso un pieno impiego dei vantaggi del digitale

Senza un mindset adeguato, l’intero processo rischia quindi di rivelarsi inutile”.

Attraverso una partnership con la multinazionale fiorentina Giunti Psychometrics, che fornisce un test chiamato M4DAQ, gli esperti del progetto Dentista21 spiegano a dentisti e studi odontoiatrici cos’è una mentalità digital oriented, che caratteristiche ha e come svilupparla.

Rossini e Torregrossa sono anche gli ideatori del primo forum in Italia dedicato all’odontoiatria digitale, un punto di riferimento su base annuale per i professionisti che vogliono affrontare una corretta transizione digitale per la propria attività.

La nostra missione – proseguono – è quella di supportare il talento delle persone all’interno degli studi odontoiatrici affinché possano garantire a sempre più pazienti maggiore salute e sicurezza, migliorando la qualità della vita delle persone in studio.

Ciò avviene anche attraverso un sistema integrato di consulenza e formazione; soltanto dalla conoscenza approfondita delle proprie risorse e dall’analisi dei propri bisogni e obiettivi, può derivare una scelta consapevole e utile per il nostro lavoro.

Imparare a gestire lo studio, le persone e l’evoluzione degli strumenti tecnologici sono aspetti che rivestono un’importanza primaria, soprattutto in questo periodo complesso anche sotto il profilo economico.

Le tre chiavi di volta che secondo la nostra esperienza possono fare la differenza sono rivedere i processi in ottica digital, lavorare sulla mentalità e scegliere la giusta tecnologica per i processi e i dipendenti o collaboratori che si hanno”, precisano i fondatori di Dentista21, che aggiungono come “il digitale negli studi odontoiatrici deve intervenire in una componente fondamentale, che è quella dell’efficienza.

L’obiettivo di chi lavora negli studi, ed è ciò che promuoviamo con Dentista21, è puntare all’ottimizzazione dei sistemi gestionali.

Ottimizzare, nello specifico, significa porre l’efficacia in rapporto all’efficienza.

Il punto è che, in ambito medico, non è possibile toccare l’efficacia: il paziente entra con una problematica di salute e deve uscirne sano.

Non è quindi possibile abbassare l’asticella della qualità offrendo cure scarse o approssimative per ottimizzare lo studio.

Posto che non è possibile toccare l’efficacia, occorre invece agire sull’efficienza.

In questo, la digitalizzazione dei processi è un alleato fondamentale.

Grazie alla sua caratteristica principale, che è quella di automatizzare molte dinamiche dispendiose in termini di tempo e risorse (si pensi alla comunicazione interna tra i vari operatori e i laboratori odontotecnici), il digitale interviene anche nel garantire una maggiore affidabilità.

Operare oggi con strumenti digitali significa, per un dentista, fare ciò che ha sempre fatto quotidianamente ma con un controllo molto superiore.

Se questo è un aspetto che non si nota nell’immediato, sul medio e lungo termine gioca un ruolo imprescindibile nel miglioramento dell’efficienza degli studi.

La digitalizzazione dei processi, anche nella comunicazione ai pazienti, consente ai dentisti abituati a un rapporto uno a uno di comunicare con grande efficacia a gruppi di persone”.

E il rapporto tra odontoiatria e strutture sanitarie pubbliche?

Rossini e Torregrossa spiegano che “quello delle scarse risorse finanziarie destinate alla sanità, soprattutto in ambito odontoiatrico, è un problema molto radicato nel tempo.

L’assenza cronica di fondi per quasi tutte le specialità mediche, fa sì che anche il settore dentistico ne sia particolarmente colpito.

Sarebbe però illusorio pensare che queste risorse possano essere trovate dall’oggi al domani, anche tenendo presente che gestire uno studio con prestazioni di alto livello è molto oneroso.

È quindi difficile, oggi, poter ipotizzare di costruire qualità in ambito pubblico a livello di prestazioni odontoiatriche.

Ciò detto, il problema enorme è proprio quello legato alla responsabilità che è in carico ai professionisti del settore.

I dentisti devono essere consapevoli di lavorare in un ambito di monopolio, e a questa presa di coscienza deve seguire un forte senso di responsabilità.

Con l’operato del proprio studio, infatti, possono e devono influire positivamente sull’aspetto sociale del territorio in cui si trovano.

Volenti o nolenti, spetta al dentista la capacità di dover prendere in mano l’intero carico gestionale della sanità in ambito odontoiatrico.

Per quanto riguarda la sanità pubblica, la mia idea è che potrebbe occuparsi di un aspetto tipico e specifico del suo ruolo: la prevenzione primaria, fatta quindi di comunicazione su larga scala e interventi epidemiologici per gruppi d’età e attivi già a livello scolastico.  

La soluzione migliore sarebbe l’istituzione di un Ente in grado di dare una visione generale della prevenzione dentale e lasciare alle strutture private l’aspetto più pratico della cura.

Uno degli aspetti emersi durante il lockdown e con gli ospedali sotto pressione, ad esempio, è che i dentisti hanno continuato a garantire la gestione delle urgenze svolgendo un enorme lavoro a favore dell’intera collettività.

Si tratta di un aspetto estremamente importante, e che dimostra come il dentista sia tuttora uno dei pochi professionisti della salute con cui il paziente interagisce regolarmente nell’arco della propria vita.

Recentemente, in qualità di membro fondatore di una delle nuove società scientifiche apparse nel panorama nazionale (SIPRO), ho contribuito a istituire una commissione per pazienti con diverse fragilità.

Tra questi sono stati inseriti anche coloro che hanno difficoltà nell’accesso alle cure, così da sensibilizzare i dentisti che operano in ambito privato sull’onere di influenzare la salute in campo odontoiatrico partendo proprio dal territorio”.

I due esperti hanno anche lanciato una raccolta fondi che, una volta conclusasi, porterà poi alla distribuzione di 10 borse di studio per altrettanti giovani dentisti.

Per sostenere il progetto è possibile donare al link: https://www.eppela.com/projects/7824 .

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