martedì, 23 Luglio 2024

Riceviamo e pubblichiamo dalla scrittrice e poetessa materana Antonella Pagano:

Con il “Testamento della resistente” ho avuto il piacere di essere ospite della giornata centrale tra le tre: 23, 24 e 25, organizzate dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Assessore Miguel Gotor, insieme alla Terza Università di Roma con Gabriele Pedullà, alla Casa Editrice Electa e alla FUIS -Federazione Unitaria Italiana Scrittori-. E’ quest’ultima che, per il migliore esito della manifestazione, ha pensato bene di indicare i poeti per rappresentanza regionale e, nel mio caso, è stato proprio il Testamento della resistente, che non esiste nella letteratura della Resistenza, ad aver determinato l’invito ad esserci e a rappresentare la Lucania. “Resistere per ricordare il passato, resistere per vivere (oggi), resistere per creare un futuro” è il Titolo che ha moltiplicato la mia motivazione. In verità il componimento non l’ho scritto espressamente per il 25 aprile, ma per tutte le forme di resistenza che mettono duramente alla prova le nostre forze dinanzi a vecchie e nuove sfide. Siamo stati in un quartiere e in uno stabile assai simbolico, il Moby Dick, l’hub culturale adiacente alla 3’ Università di Roma e al Teatro Palladium, nel cuore dello storico quartiere de’ La Garbatella. Ho integrato lo scritto originale con importanti notizie attinenti le storiche “Resistenze” lucane, sono più d’una, e quel luogo, già fortemente connotato s’è colmato di nuovi e intensi pensieri, nuove emozioni, generatività che si rinnova mentre onora la storia. Eravamo in tanti e c’erano anche tante scolaresche a testimoniare memoria. Tra quelle originali abitazioni, con i loro cortili e i giardini, l’uno diverso dall’altro, eccetto il colore rosso che connota e conferisce la tipica identità, tutto s’è animato.  Osservavo i lavatoi, gli stenditoi, le botteghe e le cantine, i muretti e le panche; la deliziosa Piazza Brin con il suo ponticello in un Palazzo ricamato, la Fontana Carlotta, la Scala degli innamorati, la Chiesa dei Santi Teodoro ed Eurosia, i saliscendi e gli scorci fiabeschi, tutto mi teneva con il naso all’insù, se poi suona la banda…e la banda suonava, beh allora la fiaba l’hai potuta vivere.  Tra Art Dèco e barocchetto romano amo passeggiare nelle prime ore del pomeriggio quando la vita si placa o dopo il tramonto quando anche la luce si fa intrigante e disegna romanticamente ogni linea di quell’architettura…ma anche alla notte….quando i rumori tacciono e le foglie, i fiori e i rami colloquiano con la luna e il venticello romano, è tutt’altra storia. L’intervento istituzionale dell’Assessore Gotor, la gratitudine verso la FUIS e il Prof. Natale Antonio Rossi per aver convocato poeti da tutto il mezzogiorno, la breve dotta prolusione del Prof. Pedullà della Terza Università e lo stesso Prof. Rossi che ha sostanziato la collaborazione spiegando che l’azione era tesa a rinfocolare una Festa che negli ultimi anni ha subìto l’oblìo e che in questo 2023 ha desiderato onorare soprattutto la Resistenza meridionale, che pure c’è stata ed è stata molto significativa. Tra i costituenti, sempre il Professor Rossi, ha ricordato le 21 donne, per poi domandarsi e domandare alla folta platea: che civiltà c’è in quei 25 paesi in guerra? E la nostra legge elettorale, come correggerla? E che fanno i nostri scrittori, i nostri poeti? E se il 50% del popolo di elettori italiani non va a votare, che forma di democrazia abbiamo? E come mai quel 50% che non va a votare non solo gode ugualmente di tutti i diritti civili, ma è bellamente determinante nel far accadere cose “non costituzionali”? Come può essere possibile che non venga messo in discussione il diritto di accedere ai diritti civili? Quesiti che mettono la pelle d’oca e pongono ancora più domande. La FUIS ha trasmesso in streaming nei cinque continenti tutta la giornata il cui senso è stato onorato in sequenza da: Franco Buffoni per Milano e la Lombardia, con “Franco Buffoni: alla Resistenza Italiana”; Gesì Hornoff (Giuseppe Calabrese) per la Puglia, con “Puglia: da porta d’Oriente a porta d’Europa”; Tiziana Colusso per Roma, con “Mai indifferenti, l’iniziativa sulle leggi razziali della Sezione ANPI ‘Adele Bei’; Quintino Di Marco per Roma Garbatella, con “Le donne della Garbatella”; Sara Favarò per la Sicilia, con “Chista sugnu” Questa sono; Antonio Filippetti per la Campania, con “Memoria della Resistenza in Campania tra letteratura, Cinema e cronaca”; Francesco Gui per Roma, con “La Resistenza in famiglia”; Fulvio Mazza per la Calabria, con “La Resistenza al DUD: lotte popolari, alcune politiche, una indigesta”; Fabrizio Nocera per l’Abruzzo-Molise, con “Le bande partigiane in Abruzzo e Molise”. Potrei dire che è stato scritto un nuovo libro che arricchirà la già vasta produzione documentale intorno e dentro la Resistenza, intorno e dentro i mille volti delle resistenze. Di fatto la FUIS ne pubblicherà gli atti. Molto significativa la presenza e l’intervento di Amedeo Ciaccheri, presidente dell’8’ Municipio nel quale ricade la Garbatella. Ha ricordato che l’enorme stabile che ha ospitato le tre giornate, oggi chiamato Moby Dick, in passato è stato il grande complesso dei bagni pubblici, un luogo pubblico per tutte le famiglie che non ne disponevano in casa e che, in seguito, proprio il popolo è stato a battersi vibratamente perché non diventasse albergo, né bar, né mobilificio, ma una Biblioteca; lo spazio doveva continuare ad avere funzione pubblica, anche perché, così ha concluso il 33enne presidente,  le giovani generazioni, cui consegnare il testimone, hanno fame e sete di futuro. Quanto a me, ho dato voce a Giovanna, ad Annina, Teresa, Giulietta, Enza, Antonia, Pinuccia, Rosina, donne senza citarne il cognome in segno di solidarietà a tutti i cognomi delle tante donne rimaste solo sui campi di battaglia, che hanno dato le gambe quando non il proprio sangue, che sono state chiamate brigantesse -dai francesi-, che hanno creduto nella Bandiera, il Vessillo per il quale hanno rischiato tutto. Penso che la loro identità sia talmente alta che finanche un cognome può stare stretto. Ho porto con delicatezza i numeri, li ho pensati e detti in lettere, i numeri di quella aritmetica di morte in cui quali semplici numeri risultano offensivi (sebbene utili), nel senso che non onorano nè la dignità nè la fede nei valori di Libertà, Democrazia e Giustizia sociale, gli stessi di cui è intessuta la nostra Carta Costituzionale, la più bella che sia mai stata scritta al mondo.

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