lunedì, 22 Luglio 2024

Aiutare gli uomini autori di violenza di genere ad affrontare la loro condizione di disagio psicologico, in modo da prevenire ulteriori episodi e proteggere le vittime. E’ questa la mission del Centro per uomini autori di violenza di genere (Cuav), attivato dal Comune di Matera in via sperimentale nel 2020, e seguito da Roberto Di Polito. Lo Sportello è gratuito, aperto alle richieste spontanee di cittadini e avvocati o su invio dell’Autorità giudiziaria di Matera e provincia, con almeno 15 persone supportate nel recupero del proprio equilibrio psicologico. Ieri mattina, nella sala “Mandela” del municipio, questo importante servizio è stato consolidato con il supporto dell’Azienda sanitaria materana (Asm), mediante un protocollo d’intesa firmato dal sindaco, Domenico Bennardi, alla presenza dell’assessore alle Pari opportunità Tiziana D’Oppido, e dal direttore generale dell’Asm Sabrina Pulvirenti. Il Cuav si rivolge a uomini autori di violenza fisica, psicologica, economica, sessuale o molestie nei confronti delle loro partner o ex partner, con la possibilità di partecipare a percorsi di gruppo, al fine di riallineare i loro comportamenti. Al centro c’è sempre la sicurezza delle donne/vittime, seppure perseguita attraverso la via inusuale dell’aiuto all’aggressore, sostanzialmente per neutralizzare il pericolo in modo strutturale. Il programma di supporto, garantito dalle professionalità competenti di Comune e Asm, prevede un’azione di incoraggiamento ad adottare comportamenti non violenti nelle relazioni interpersonali, “al fine di modificare i modelli comportamentali violenti e prevenire la recidiva -si legge nel testo del protocollo- Tali programmi possono essere realizzati sia all’interno che all’esterno delle carceri”. Il quadro normativo è quello della Convenzione di Istambul, che all’articolo 16 prevede: “…la necessità di prevenire e interrompere i comportamenti violenti, riservando attenzione prioritaria alla sicurezza e al rispetto dei diritti umani della donna e dei figli minori, di limitare la recidiva, favorire l’adozione di comportamenti alternativi da parte degli autori, di far conoscere la responsabilità mediante l’acquisizione di consapevolezza della violenza agìta e delle sue conseguenze, nonché di promuovere relazioni affettive improntate alla non violenza, alla parità e al reciproco rispetto”. Un servizio sociale molto importante, che in tre anni di sperimentazione ha già fornito un valido supporto alle famiglie in difficoltà, soprattutto durante il periodo del Covid e nei mesi successivi alla fine dell’emergenza pandemica.

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