domenica, 21 Luglio 2024

“(…) Il punto è che io mi sento sola e vorrei semplicemente qualcuno con cui parlare. Sì, sono molto sola, di me devo dire almeno questo. A voler essere precisa, non so nemmeno cosa vuol dire non essere sola, quindi in realtà non sono sola. Ho un sacchetto qui, dietro lo sterno, un sacchetto dell’umido che sta marcendo. Vado a male. (…)”

Vive come le sogliole, sul fondale, mentre i suoi coetanei sono sulla terraferma: eccola, Teresa, insegnante 47enne, residente in una cittadina “né grande né piccola, né nota né ignota” , protagonista di Centomilioni (Einaudi) di Marta Cai. Ancora in casa con i genitori ormai anziani – un padre malato di Alzheimer e una madre dispotica che la tratta come una bambina e ha sempre da ridire su tutto, tanto che i suoi rimbrotti sembrano un rumore di fondo costante – affida a un diario il suo malessere. Gli studenti dell’istituto privato in cui insegna la prendono in giro, lei – “zitellona di provincia, una signorina senza qualità” – arrossisce quando spiega e la sua remissività non la aiuta certo a gestire “asini” che pagano per diplomarsi. Solo una persona è stata in grado di darle un po’ di vita, di farle provare il senso dell’attesa, di farla fremere: un suo ex studente, Alessandro, bellissimo. Ma Alessandro ha lasciato l’istituto di punto in bianco e lei non fa che pensare a quel ragazzo che è riuscito a distoglierla da una quotidianità stagnante. Accarezza il suo ricordo in modo struggente – lei, comunque, si sente inadeguata rispetto ad Alessandro, è solo un sogno, appunto; lei, magra come una prugna secca, è brutta, insignificante, e poi c’è troppa differenza di età – fin quando un giorno le capita di incontrarlo. E mentre Teresa rinasce, Alessandro è consapevole di averla in pugno per portare a termine ben altri progetti.

Centomilioni è una storia forte, basata sui contrasti. Come quelli delle pietanze che ciclicamente vengono preparate dalla madre di Teresa, nel corso della settimana, e degli stati d’animo della donna vittima di un senso di inferiorità. O l’ingenuità che avvolge Teresa – ne sentiamo la “voce” dalle pagine del diario he si alternano alla narrazione – e la scaltrezza di Alessandro. Quella di Marta Cai è una scrittura vivida caratterizzata spesso da un periodare lungo e complesso e da un’analisi minuziosa dei personaggi.  La Cai illumina tutto: è capace di entrare a gamba tesa nei punti di vista dei suoi protagonisti e di rispettare il brusio nelle loro teste, di calibrare perfettamente il montaggio alternato e poi di farlo esplodere, di voler bene a Teresa e di trattarla con ferocia.

L’autrice è nata a Canelli nel 1980 e vive da qualche anno a Curitiba, in Brasile. Ha tradotto molti libri. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su riviste («inutile», «il Reportage») e nel 2019 nella raccolta Enti di ragione (Edizioni SuiGeneris).

Rossella Montemurro

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