domenica, 25 Febbraio 2024

Ci sono storie che per essere raccontate devono essere accompagnate da delicatezza e tatto. La storia racchiusa in Tutti vivi (Mondadori), il nuovo libro dello scrittore e giornalista Valerio Millefoglie, ha avuto bisogno di una cura e di una sensibilità amplificate che certo non sono mancate all’autore. Questo romanzo-reportage inizia da un fatto di cronaca, terribile: nella notte tra il 10 e l’11 gennaio 2022 Elisa Bricchi, Domenico Di Canio, Costantino Merli e William Pagani, quattro amici tra i venti e ventitré anni, si ribaltano con l’auto nel fiume Trebbia, nel Piacentino, e muoiono annegati.

Elisa, Domenico, Costantino e William fanno parte di un collettivo di musica rap e trap. Quando i genitori trovano le canzoni nel computer di William, il produttore musicale, decidono di prendere in eredità la musica dei figli ma anche la loro amicizia e, nel caso di Costantino ed Elisa, il loro amore. Fondano un’etichetta discografica, pubblicano tre album, organizzano concerti per farli ascoltare e mettere in circolo le loro voci.

La musica diventa il collante e il fil rouge che permette a Millefoglie di conoscere, indirettamente, questi ragazzi. L’analisi dei testi, dei video e le interviste ai genitori, realizzate grazie a un rapporto fortemente empatico che l’autore riesce a intrecciare con loro, permette di dar nuova vita, nelle pagine, ai ragazzi. La sua è stata una full immersion – ha visitato i luoghi cardine che contraddistinguevano le loro giornate, è entrato nelle loro case, ha parlato a lungo con i loro cari – e ne è venuto fuori un ritratto autentico della quotidianità fino a quel tragico spartiacque, l’incidente. Com’erano, cosa facevano, il rapporto con i genitori e, parallelamente, come si affronta un lutto – per aver perso un figlio, un fidanzato, un amico.

“Come si entra in una casa in cui tutti hanno perso tutto? Come si cammina, si attraversano le porte, si toccano le cose o non le si toccano per rispetto? Osservo il letto di Domenico e la sedia accanto che fa sa poggia-tastiera a un sintetizzatore, sistemato all’altezza del cuscino, così mi viene in mente che dal sonno alla veglia poggiava la testa anche sull’altoparlante.”

Nella sua, sicuramente difficile, narrazione, Millefoglie ha un’attenzione quasi maniacale verso i dettagli: le ore, i minuti, le date… Perché davvero tutto a un suo significato mentre lui pian piano diventa parte della routine dei familiari dei ragazzi.

“Ecco chi sono: uno sconosciuto, uno un po’ strano, che si aggira incomprensibilmente per Borgonovo e altre frazioni di Piacenza con un registratore che somiglia a un Taser e che pone domande insistenti per poi andarsene e quindi riapparire in qualche altro bar, vicolo, chiesa, ristorante, commemorazione, giorni o mesi dopo; uno che viene presentato con il ruolo di “giornalista”, ruolo che però mese dopo mese si scrosta, diventa una copertura che decade, e ci si domanda che ci faccia ancora qui, perché non scompaia definitivamente dalla storia, il suo ruolo qual è veramente?”

Una sola certezza: la ricerca dell’Autore è stata guidata da un’immagine. “Il sasso lanciato nell’acqua, le onde che crea e l’onda che ciascuno di loro è per me, e io che onda sono?”

Valerio Millefoglie è nato a Bari ma vive a Roma. Scrittore e giornalista, ha pubblicato i libri Manuale per diventare Valerio Millefoglie (Baldini Castoldi Dalai), L’attimo in cui siamo felici (Einaudi), Mondo piccolo. Spedizione nei luoghi in cui appena entri sei già fuori (Laterza). È autore di podcast, performance e del disco I miei migliori amici immaginari. Suoi reportage narrativi sono presenti nei volumi della Trilogia normalissima e nei Libri della Vertigine di CTRL BOOKS. Ha diretto “ARCHIVIO magazine”. Collabora con “il venerdì di Repubblica”, “d” e “L’Espresso”.

Rossella Montemurro

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