sabato, 20 Luglio 2024

Fino a qualche anno fa si diceva che la vita media di un trapiantato di fegato dura dieci anni. E quasi dieci sono gli anni passati dall’intervento di Francesco Abate: “Non ci avevo mai pensato. Come se il trapianto non solo mi avesse evitato la morte a quarantatre anni, ma mi avesse consegnato all’eternità. Invece mi aveva solo messo al passo con tutti gli altri mortali”. È da questa presa di coscienza che inizia Torpedone trapiantati (Einaudi, Stile Libero), la cronaca di una gita di cento trapiantati con le rispettive famiglie.
Una storia vera – quella dell’autore e dei suoi compagni di viaggio – che, a dispetto di un argomento difficile e doloroso da affrontare, in tutti i sensi, è stemperata dalla leggerezza della penna di Abate: la malattia si inserisce nella quotidianità e, per quanto possa sembrare strano, l’ansia, le fobie e persino i lutti rientrano in una routine nella quale non manca il sorriso. I trapiantati, a differenza dei malati di malattie altrettanto gravi ma incurabili, hanno avuto una seconda possibilità costata sangue, sacrificio, impegno e denaro. È così che l’autore ha spiegato la sua nuova condizione alla figlia adolescente piena di rabbia e paure – “la paura di veder morire suo padre, la rabbia di chiudere con me tropo presto e senza pace”. Non è mai facile parlare di malattia, prevale spesso il timore, il disagio, è più comodo relegarla alla stregua di un tabù dei nostri giorni anziché impegnarsi a trovare le parole giuste per renderla parte integrante della vita. Abate lo ha fatto con una delicatezza incredibile e con un’umanità che lascia spiazzati. Nella sua “comitiva di sopravvissuti” – dai caratteri più disparati e legati da un unico fil rouge, quello di essere nati due volte – c’è una sola responsabilità: quella di dover essere felici.
Francesco Abate è nato a Cagliari nel 1964. Ha esordito con Mister Dabolina(Castelvecchi, 1998). Sono seguiti Il cattivo cronista (Il Maestrale, 2003), Ultima di campionato, da un soggetto vincitore del premio Solinas (Il Maestrale, 2004/ Frassinelli 2006), Getsemani(Frassinelli, 2006) e I ragazzi di città(Il Maestrale, 2007). Con Einaudi ha pubblicato Mi fido di te (Stile libero 2007 e Super ET 2015), scritto a quattro mani con Massimo Carlotto, Cosí si dice (2008), Chiedo scusa (con Saverio Mastrofranco, Stile libero 2010 e Super ET 2012 e 2017), Un posto anche per me (2013), Mia madre e altre catastrofi (2016) e Torpedone trapiantati (2018). È fra gli autori dell’antologia benefica Sei per la Sardegna (Einaudi 2014, con Alessandro De Roma, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu, Michela Murgia e Paola Soriga), i cui proventi sono stati destinati alla comunità di Bitti, un paese gravemente danneggiato dalla recente alluvione.
Rossella Montemurro
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