sabato, 13 Luglio 2024


Théodore e Dorothée (Minimum Fax, collana Sotterranei, traduzione di Stefania Ricciardi), la cronaca del loro “stare insieme” ai tempi della crisi e del precariato: è l’anatomia di una coppia quella che viene fuori dal bel libro di Alexandre Postel, un testo diversissimo dalle atmosfere cupe e introspettive del precedente – pubblicato lo scorso anno sempre da Minimum Fax, La gabbia
Théodore e Dorothée sono davvero l’emblema della coppia del terzo millennio, due trentenni che provano a ritagliarsi una propria identità che, però, è destinata a rimanere un po’ confusa nell’eccesso di esempi – genitori non esattamente modello, amici sposati e con figli, incertezza occupazionale – e stimoli che la circonda.
Postel li descrive alle prese con la quotidianità, lasciando che all’idillio iniziale subentri lo scontro con la realtà, con gli inevitabili piccoli screzi: dalla scelta della casa, all’alimentazione fino alla progettualità futura. Ed è qui che, quella che sembrava una coppia perfetta – non sono forse i loro nomi di battesimo, uno l’anagramma dell’altro? -, sempre accompagnata dalle descrizioni venate da ironia di Postel, tenta di non incrinarsi agli scossoni della routine: perché quel bilocale in pieno centro – un gioiello -, visto con altri occhi è fin troppo piccolo e poco luminoso; il cibo a chilometro zero e le tendenze vegane sono presto sostituiti da un’ottima cena al ristorante a base di carne… Poi, i dubbi di sempre un matrimonio e un figlio imprigionano ulteriormente la coppia o la liberano permettendole di crescere?
Un po’ psicologo un po’ sornione, Postel racconta con maestria i giorni “pieni” di un programmatore informatico e un’insegnante, ha un ritmo incalzante che non perde mai colpi, stupisce e diverte nella genuinità di una storia che potrebbe riguardare tutti.
Alexandre Postel (1982) insegna letteratura francese a Parigi. Con il suo primo romanzo, Un uomo discreto, pubblicato nel 2013 in Francia da Gallimard, è balzato ai primi posti delle classifiche francesi e ha vinto il Premio Goncourt per il miglior esordio. 
Rossella Montemurro
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