“(…) È un anno ormai che fingo d’essere una mercante d’armi che finge di essere una mercante d’arte, ed è sempre più difficile stabilire cosa appartenga al personaggio e cosa invece alla vera me stessa. Se vivessi in maniera autentica, sarei in grado di avere lo stesso impatto sul mondo?”

Se lo chiede Amaryllis Fox (foto in copertina di Jesse Stone) in Sotto copertura (Longanesi, traduzione di Luca Bernardi), raccontando la sua incredibile vicenda: la ragazza, poco più che ventenne, è stata infatti reclutata dalla CIA.

Con una propensione, da sempre, verso gli ultimi e verso chi ha subito ingiustizie – tanto da iscriversi, prima di iniziare l’università, a un programma di volontariato per andare in Thailandia, al confine birmano per lavorare con i rifugiati che fuggono dalla dittatura militare di Rangoon –, ciò che spinge Amaryliss ad entrare nei servizi segreti è la morte di una sua amichetta, Laura, di soli otto anni, rimasta uccisa con tutta la famiglia nello schianto sopra Lockerbie, in Scozia, di un aereo della Pan Am sul quale era stata messa una bomba da agenti libici.

A ventun anni Amaryllis elabora un algoritmo capace di individuare la probabilità che una cellula terroristica entri in azione ovunque nel mondo. Nello stesso periodo – in pieno post 11 settembre – i servizi segreti americani cercano millennials a loro agio nel digitale, capaci di combattere il nuovo terrorismo. È così che Amaryllis entra nella CIA, è sottoposta a un duro addestramento in una base denominata la “Fattoria” dove, isolata dagli affetti più cari e con la consegna del silenzio più assoluto, impara tutto ciò che le servirà per la sua nuova vita da agente segreto. La sua “copertura”, a giustificazione dei frequenti viaggi intercontinentali, sarà un import-export di arte indigena dietro cui dovrà fingere di essere una mercante d’armi.

La sua diventerà una quotidianità fatta di incontri al limite, di cablogrammi, di percorsi tortuosi per evitare pedinamenti, di un’attitudine al sospetto e, soprattutto, di un costante sdoppiamento. In primis negli affetti: dopo il legame con un civile – andato a monte per l’inevitabile difficoltà del partner ad accettare il suo lavoro – (…), decide di sposare un collega> “L’anello che mi ha regalato mi sta largo sul dito, come un giubbetto salvagente o una manetta. Servirà comunque a mantenermi ancorata al pontile e, ora come ora, è sempre meglio del vuoto.”

Si trasferisce a Shanghai, con il marito vive in una casa infestata di cimici. Amaryllis rimane incinta, nasce Zoë. E la bambina diventa uno spartiacque…

Sotto copertura – da cui sarà presto tratta una serie tv con Brie Larson – è un bel libro, non solo per gli amanti del genere. Si comprende bene l’ambivalenza nella quale è trascinata, suo malgrado, la protagonista ed è descritto con estrema credibilità il contesto in cui si muove, fino al colpo di scena: è grazie alla nascita della figlia che Amaryllis scioglierà tutti i nodi. Del resto, l’unico modo per sconfiggere il nemico è avere il coraggio di sedersi di fronte a lui e ascoltarlo.

Amaryllis Fox, figlia di un’attrice inglese e di un economista americano, laurea con lode a Oxford e un master su terrorismo e conflitti alla School of Foreign Service di Georgetown, entra nella CIA a soli ventidue anni. Presta servizio in sedici Paesi e lavora come agente sul campo, sotto copertura per circa otto anni tra Africa, Asia e Medioriente, dislocata alle operazioni clandestine di controterrorismo e contrasto della proliferazione delle armi di distruzione di massa. Lascia l’Agenzia nel 2010 e da allora scrive, tiene conferenze e lavora come attivista per la pace. Collabora tra gli altri con CNN, National Geographic, Al Jazeera, BBC.
Vive a Los Angeles con la figlia Zoë, nata sotto copertura, il secondo marito Bobby Kennedy III e la loro bambina nata a gennaio del 2019.

Rossella Montemurro

Pubblicità
Pubblicità