Ricordo bene il 16 ottobre 1978 quando il fumo bianco annunciò l’elezione del nuovo Papa. Tutti ci riunimmo nel salone della Parrocchia.

Eravamo non solo emozionati, ma speranzosi, come se il nuovo papa lo conoscessimo già. Quando fu annunciato “Annuntio vobis gaudium magnum; habemus Papam:… Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Karol Wojtyla ….” – formula usata per la prima volta all’inizio del XV secolo per l’elezione di Martino V – nessuno di noi pensò a seguire quello che il decano diceva, ma dal cognome pare a tutti fosse “un africano”. “È un nero”, “certo, un non italiano …”

Mentre riflettevamo su chi fosse, qualcuno gridò: “Ha scelto due nomi, si chiamerà Giovanni Paolo II”.

Ricordo che la RAI aveva preparato la piccola biografia di tanti Cardinali, ma certamente nessuno aveva pensato a Karol Wojtyla.

I commentatori si trovarono tutti in difficoltà…

Poi scoprimmo che questo nuovo Papa, che già piaceva, prima di diventare prete era stato attore in un circolo teatrale e operaio.

Ricordo che in quel periodo la Polonia era occupata dai tedeschi e fare l’attore voleva significare anche una forma di resistenza al nazismo.

Era uno “studente lavoratore”.

Il lavoro infatti gli consentiva sia di pagarsi gli studi, sia di evitare la deportazione in campi di lavoro cui i nazisti costringevano molti ragazzi polacchi.

Fece l’operaio prima in una cava di pietra e poi in una fabbrica di prodotti chimici, che lasciò solo dopo essere diventato prete, il primo novembre 1946.

Egli non dimenticò mai queste sue esperienze lavorative!

Alcuni storici hanno affermato che parlando di Giovanni Paolo II si deve parlare di un “pontificato di gesti”: talvolta, egli ha rese meglio con i gesti quello in cui credeva e che voleva dire.

Mercoledì 13 maggio 1981 ero in fabbrica, come operaio e facevo il secondo turno, quando un collega gridò “Hanno ucciso il Papa”.

Tutti, dico tutti, ci mettemmo a piangere.

Fortunatamente era stato solo ferito, la Madonna aveva deviato il proiettile.

Chi aveva sparato era un turco di nome “Ali Agca”.

Il 27 dicembre 1983 il Papa andò a trovarlo nel carcere di Rebibbia e gli rinnovò il suo perdono.

Giovanni Paolo II fu il primo Papa ad entrare in una Sinagoga e in una Moschea.

Egli predicò sempre che siamo tutti figli di Dio e che, soprattutto quelli che adorano un unico Dio, cristiani, ebrei e mussulmani, devono parlarsi, conoscersi, costruire insieme la pace e un mondo migliore per tutti.

Gli amici lo descrivono come un uomo buono e sereno, sempre pronto ad ascoltare gli altri e ad aiutarli.

E non si potrà mai dimenticare quella mattina del 2 aprile 2005 quando dirà a quel gruppo di ragazzi che avevano vegliato tutta la notte per stargli vicino e pregare per lui che era in fin di vita: “Vi ho cercato, adesso voi siete venuti da me e per questo vi ringrazio”.

Grazie san Giovanni Paolo II.

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica

Pubblicità
Pubblicità