mercoledì, 24 Luglio 2024

“Ha il petto quasi completamente fermo. A causa della frattura, i collegamento tra il cervello e i nervi che controllano le costole si è interrotto. Respira solo di diaframma, senza più alcun aiuto dagli altri muscoli, e ogni boccata d’aria gli espande il ventre. Se mai dovesse aumentare, il gonfiore bloccherà lo stimolo del cervello e lui non sarà più in grado di respirare in nessun modo. Dovrà essere attaccato a una macchina”.
Respirazione, attesa, circolazione… è un alfabeto singolare Salvare una vita. La voce di un medico in prima linea (Super ET Opera Viva, traduzione di Elisabetta Spediacci) di James Maskalyk, uno dei più stimati medici d’urgenza a livello mondiale e autore dell’acclamato bestseller internazionale Six Months in Sudan.
Salvare una vita racchiude termini “vitali”, ne spiega il significato e li raccorda a episodi davvero vissuti sul filo dell’emergenza. L’esperienza e la professionalità di Maskalyk si intrecciano con il pathos, con l’umanità delle vicende, con la speranza di un soffio vitale – V come vita, che va preservata, sempre e a ogni costo, perché l’unica certezza che abbiamo è di esistere qui e ora – preso in extremis e la disperazione di una morte che non lascia scampo: perché sono centinaia le vite salvate dal famoso medico e altrettante quelle che si sono spente malgrado tutti i suoi sforzi. Maskayk ha imparato che la medicina è la vita che si prende cura di se stessa: la storia più bella di tutte. In queste pagine ci sono i suoi sforzi di uomo e di medico. Ci sono la sofferenza e la gioia, lo sconforto e la speranza che attraversano l’esistenza di ognuno di noi. Una storia profonda, vera, che fa venire la pelle d’oca. Da leggere, assolutamente.
“La scrittura di Maskalyk ha il ritmo di una ballata e affonda come una poesia”, ha sottolineato il Washington Post.
Maskalyk è membro di Médecins Sans Frontières, insegna all’Università di Toronto e attualmente divide il suo tempo tra Toronto e Addis Abeba. Salvare una vita ha vinto l’Hilary Weston Writers’ Trust Prize per la non fiction.
Rossella Montemurro
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