La tragica notizia della morte di Willy Monteiro Duarte, il 21enne ucciso a calci e pugni a Colleferro, mi ha fotto tornare alla mente la figura di Salvo D’Aquisto.
Infatti nella biografia del carabiniere emerge il caso in cui prende le difese di un compagno portatore di handicap che viene facilmente isolato e fatto oggetto di scherno da parte dei compagni.
Altri tempi o altre persone?
Riflettiamo su Salvo D’Aquisto, chissà…
Salvo a 18 anni si arruola nei Carabinieri.
I suoi colleghi gli vogliono bene: ammirano in lui la fede e lo spirito di preghiera, il carattere accogliente e disponibile, lo spirito solidale e altruista.
Viene destinato a Torrinpietra, un borgo rurale a 30 Km da Roma.
La gente si fida di lui.
Durante l’occupazione nazista, un reparto di SS si insedia nei pressi di Torrinpietra, in una ex caserma della Guardia di Finanza situata in riva al mare presso la torre di Palidoro.
Qui la notte del 22 settembre del 1943 rovistando in una cassa abbandonata, alcune SS fanno esplodere una bomba a mano. Il fatto del tutto accidentale, causa la morte di un soldato.
Tuttavia, i tedeschi attribuiscono l’incidente a ignoti sabotatori..
La mattina seguente il comandante delle SS si reca a Torrinpietra per cercare il comandate dei carabinieri, ma vi trova solo il vice brigadiere D’acquisto, al quale ordina di individuare i responsabili dell’accaduto.
Trattandosi però solo di un tragico incidente, i colpevoli non esistono e Salvo tenta di far capire all’ufficiale tedesco l’infondatezze delle accuse: ma questi, irremovibile, decide una rappresaglia esemplare.
Immediatamente vengono rastrellati 22 innocenti, caricati su un camion e condotti presso la caserma delle SS.
Il vice brigadiere resosi conto dell’irreparabile danno, corre dalle SS e affronta nuovamente il comandante nel disperato tentativo di farlo ragionare, ma risposta è ancora: “Trovi i colpevoli!”.
E Salvo, come ha fatto Willy Monteiro Duarte, prende le difese degli indifesi spiegando ancora una volta che i 22 sono innocenti.
L’ufficiale nazista reagisce in modo spietato: gli ostaggi sono costretti a scavarsi la fossa, mentre i soldati delle SS insultano e strattonano il giovane Carabiniere.
Salvo a questo punto mettendo in pratica la sua fede fino alle estreme conseguenze: “Non c’è amore più grande di chi da la propria vita per i propri fratelli grida: “Sono stato io!””
Innocente, si dichiara colpevole di un attentato inesistente, per salvare gli ostaggi che, liberati, fuggono increduli, mentre egli cade nella fossa sotto le raffiche delle mitragliatrici naziste.
Riecheggiando le parole di Gesù: “Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Cfr. Mt 16,25).
Il Carabiniere aveva detto: “Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me ed io non ho paura!”
Salvo D’Aquisto muore il 23 settembre 1943 a soli 23 anni, martire per amore al prossimo, realizzando quanto scritto in una sua lettera: “Bisogna rassegnarsi al potere di Dio a prezzo di qualunque dolore e qualsiasi sacrificio”.
Il gesto eroico di Salvo D’Acquisto, così come il gesto di Willy Monteiro Duarte, è frutto dell’amore verso il prossimo.


Nicola Incampo
Responsabile della CEB per l’IRC e per la Pastorale Scolastica

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