venerdì, 14 Giugno 2024

Esperienza, competenza e tanta passione: sono state queste le doti che hanno permesso ad Antonello Di Pinto, ricercatore di opere d’arte, di “scoprire” poco più di due anni fa nel lotto 229 della Casa d’Aste Ansorena di Madrid un dipinto di Caravaggio, Ecce homo, base d’asta 1500 euro.

“Aspettavo mia moglie in macchina, era entrata in un negozio, era una giornata uggiosa. Stavo sfogliando un catalogo di quelli che sfoglio ogni giorno per lavoro e vedo questo quadro. Appena mia moglie entrò mi chiese cosa fosse successo, temeva avessi ricevuto una brutta notizia.  ‘Credo di aver scoperto un Caravaggio’, le dissi. ‘Ma dai, per favore…’, fu la sua risposta. Invece effettivamente avevo percepito delle sensazioni, ho cominciato a coltivare questa mia suggestione e alla fine mi ha dato conferma Vittori Sgarbi. Dopo aver inviato la foto ad altre persone, il mondo dell’arte ha cominciato a interessarsi del dipinto.” L’opera è stata immediatamente ritirata, la vicenda ha fatto il giro del mondo ed è stata rievocata anche dal critico d’arte Vittorio Sgarbi nel suo libro Ecce Caravaggio (La Nave di Teseo), nel quale ha riportato la testimonianza di Di Pinto.

L’artista, originario di Lavello, lo ha raccontato ieri sera a Matera nel Circolo Radici, durante la presentazione con inevitabili divagazioni caravaggesche di Archangel. Il sottile confine tra giustizia e vendetta (Armando Curcio Editore), un noir che suscita non pochi interrogativi. Dopo i saluti dell’assessore alla Cultura del Comune di Matera Tiziana D’Oppido, la serata è stata introdotta dal dott. Nicola D’Imperio, presidente del Circolo Radici. Sono intervenuti anche Vincenzo Duni, già dirigente scolastico del Liceo Scientifico di Matera, e l’editore Teo Papapietro (Magister). Presenta  Olimpia Fuina, mamma di Luca Orioli, il ragazzo trovato morto il 23 marzo del 1988 a Policoro insieme alla fidanzata, Marirosa Andreotta.

“È un libro molto discusso e molto sofferto, – spiega l’autore – e, parafrasando il sottotitolo, il sottile confine tra giustizia e vendetta è semplice: è l’amore. Come quei paesi che sono uno dietro l’altro e non si sa dove è la fine e dove è l’inizio del prossimo paese, è proprio lì che germoglia il seme dell’amore e solo l’amore è in grado di sconfiggere l’odio – talmente brutto, talmente potente che non esiste altra arma.

Per la trama, i casi di cronaca hanno influito tantissimo: il meccanismo che mi ha spinto a scrivere Archangel è proprio il senso di impotenza che viviamo. Vediamo assassini che se la cavano dopo tre o quattro anni e magari diventano star in televisione e nei talk show e i genitori delle persone stuprate, assassinate se li ritrovano a sorseggiare il caffè nei bar. È ingiusto per un genitore sopravvivere ai propri figli perché non è umano, è innaturale. È ingiusto che queste persone restino impunite. Ecco perché dentro di me è nato il personaggio di Gennarino Amore. D’Amore è un cognome napoletano, Gennaro è un nome napoletano e Napoli è una città in grado di essere violenta per certi versi ma è anche in grado di dare amore”.

Amore, dopo che la figlia è stata uccisa in modo barbaro e la moglie ridotta in stato catatonico, da persona mite si trasforma in giustiziere spietato, a caccia dei peggiori criminali, assetato di vendetta: “II personaggio di Gennarino Amore ha assunto delle tinte caravaggesche durante la stesura del romanzo, non riuscivo a venirne a capo. Dare a un personaggio questo compito gravoso, vendicarsi, è una situazione anomala, inverosimile perché purtroppo non esiste qualcuno che faccia giustizia per conto terzi. Siamo costretti a vivere ingiustizie e purtroppo le vivremo ancora. C’è stato un episodio durante la mia presentazione a Roma, la “prima”. È venuta da me una signora molto commossa dicendomi: “Io la devo ringraziare. Da quando ho letto il libro ho trovato uno scopo per la mia vita.”

‘Ma perché signora, mi fa venire i brividi’, le ho detto.

‘Io ho perso una figlia. Stuprata e assassinata da tre persone. Adesso immagino che Gennarino vaghi per chissà quale periferia alla ricerca degli assassini. Uno è stato arrestato ed è già fuori, due persone non sono mai state trovate’.

Questo mi ha riempito di orgoglio più che di gioia.”

L’abilità narrativa di Di Pinto era già stata apprezzata in un precedente romanzo, Il trentesimo passaggio (Armando Curcio Editore).

Antonello Di Pinto, originario di Lavello, è un artista poliedrico. Ama esprimersi attraverso tutti i linguaggi dell’arte, dalla musica alla scultura, dalla poesia alla pittura, alla letteratura. Nel 2012 Sgarbi presenta la “Battaglia d’Anghiari”, una elaborazione di grandi dimensioni della celeberrima opera perduta di Leonardo da Vinci. L’opera sarà donata alla città di Lavello (Pz) dove è attualmente visibile nell’Aula Consiliare. Nel 2013 Sgarbi presenta a Roma la personale dal titolo: “L’attesa – Waiting for a new era” presso la Galleria Arte Maggiore. Nel 2014 partecipa alla Triennale di Roma con il quadro “On my skyn”, (catalogo Mondadori) presentato dal critico Achille Bonito Oliva. Tra le opere di narrativa pubblicate, Un sentiero luminoso (Alberti e C Editori) e Eccomi (Il Filo edizioni). Recentemente Di Pinto ha omaggiato con una sua opera l’attore e regista Michele Placido per il film L’ombra di Caravaggio.

Rossella Montemurro

Foto Carmine Muscio

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