mercoledì, 24 Luglio 2024

Piena(Fandango, traduzione di Gabriella Bosco) è il libro che due anni fa valse a Philippe Forest il Prix de la Langue française e il Prix Franz Hessel.
Piena è un romanzo sulla mancanza: segnato da un lutto in un passato indefinito, un uomo decide di tornare nella città dove è nato e dove molti anni prima aveva vissuto.
Ed eccoci così a seguire i passi del narratore per le strade di una metropoli che potrebbe essere Parigi: il suo quartiere è stato recentemente demolito – tutto è sventrato, è possibile vedere il suolo originario, toccarlo –, e ricostruito senza anima, spopolato. Uno scenario tangibile, che però sembra disgregarsi, via via che il quartiere si svuota sempre di più, via via che spariscono, come per gli effetti di un’epidemia, i rari esseri che il narratore sfiora: un gatto, un’amante, uno scrittore che si crede un profeta. Attorno a lui i segni si moltiplicano. La casa dove ha scelto di abitare gli sembra una casa infestata, sperduta in una terra incerta. Presto sopraggiungerà un diluvio. Qualsiasi cosa si perda, si ha la strana sensazione di aver perso tutto con l’essere o l’oggetto che abbiamo perduto. E ogni nuova trasgressione a quel vuoto non fa che reiterare quell’assenza. Piena è un romanzo inesorabile, una parabola per ricordarci ogni giorno che, per quanto faccia e speri, l’uomo avanza verso il “grande nulla dove tutto finisce” e ha, come unica consolazione, la speranza nell’“immensa mansuetudine del mondo”. Un capolavoro letterario di rara intensità. Dopo Tutti i bambini tranne uno, vincitore del Prix Femina 1997 – pubblicato per la prima volta da Alet nel 2005 è stato recentemente riproposto da Fandango – Philippe Forest si conferma un autore di un’eleganza stilistica fuori dal comune.
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