sabato, 22 Giugno 2024

Alla ricerca di sua maestà il tartufo

Il Bianco pregiato, il Nero pregiato, il Brumale, lo Scorzone, il Marzuolo, l'Uncinato: benvenuti tra le specie calabresi di sua maestà il tartufo. D'estate, come sottolinea il tartufaio Bruno Minerba di Marconia di Pisticci, si va a caccia sull'Appennino...

“C’era una volta …prima del digitale… L’ultimo uomo che dipinse il cinema” è il titolo dell’incontro promosso dal Museo nazionale di Matera che vedrà protagonisti, sabato 25 marzo alle 11:00 nelle Sala delle Arcate di Palazzo Lanfranchi, l’attore, regista, sceneggiatore e produttore Terence Hill e Renato Casaro, uno dei più importanti, influenti e innovativi cartellonisti cinematografici italiani. 

L’incontro si inserisce tra gli appuntamenti collaterali alla mostra “Il mio nome è Renato Casaro” allestista dallo scorso ottobre a Palazzo Lanfranchi, con un’esposizione di 100 opere tra originali e manifesti realizzati dagli anni ’50 ad oggi. Nata dalla collaborazione tra il Museo Nazionale di Matera, la Direzione regionale Musei Veneto, l’Associazione Tapirulan e il Matera Film Festival e curata da Chiara Matteazzi e Fabio Toninelli, la mostra sarà prorogata fino al 1 maggio 2023.   

Nel corso della sua lunga carriera, Renato Casaro ha realizzato migliaia di opere dedicate alla settima arte, lavorando con i più grandi registi del mondo quali Quentin Tarantino, Bernardo Bertolucci, Sergio Leone, James Cameroon, David Lynch e molti altri. Diversi, fra i bozzetti e i manifesti in mostra a Palazzo Lanfranchi, sono quelli che vedono protagonista proprio Terence Hill, spesso in coppia con Bud Spencer, come “Chi trova un amico trova un tesoro” (1981), “Io sto con gli ippopotami” (1979) , “Lo chiamavano Trinità” (1970), “Continuavano a chiamarlo Trinità” (1971), “Troublemakers (Botte di Natale)” (1994), “…Altrimenti ci arrabbiamo” (1974), “Due superpiedi quasi piatti” (1977), “Il mio nome è Nessuno” (1973). 

Nel catalogo della mostra, è lo stesso Casaro a raccontare del rapporto con i due attori: «Negli anni ’70 e ’80 per Bud Spencer e Terence Hill disegnai quasi tutti i manifesti. Li conoscevo molto bene ed ero legato soprattutto a Mario Girotti (Terence), mentre Carlo Pedersoli (Bud) mi dava sempre un po’ di soggezione […]. Terence era sempre sereno, positivo. Il viso di Bud contrastava con la stazza: era bonario, a volte ingenuo, mentre disegnavo l’altro con un aspetto assonnato o distaccato, ma pronto all’azione e ad approfittare della situazione per il proprio vantaggio».  

Per partecipare all’incontro, è necessaria la prenotazione all’indirizzo mail mn-mt.comunicazione@cultura.gov.it.

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