giovedì, 29 Febbraio 2024

“Ritratti di Matrimoni”, una mostra inedita a Matera

 Dal 12 al 16 marzo, nelle scuderie di Palazzo Malvinni Malvezzi sarà ancora una volta protagonista la fotografia di matrimonio d’autore. In occasione della Convention annuale di ANFM, unica Associazione italiana di fotografi matrimonialisti, Maurizio Beucci,...

Lo scorso 7 gennaio, in occasione della “prima” su Rai Uno de La luce nella masseria sono stati quasi tre milioni e mezzo di spettatori – consacrandolo, con il 19% di share, come il programma più visto – a scegliere di guardare il film girato a Matera e diretto da Riccardo Donna e Tiziana Aristarco. Se il film, che celebra i 70 anni della Rai e della tv, scritto da Salvatore Basile insieme a Saverio D’Ercole e Roberto Moliterni, ha conquistato il cuore dei telespettatori, l’omonimo libro pubblicato da Mondadori non mancherà di conquistare i lettori offrendo passaggi (su tutti il capitolo dedicato alla Festa della Bruna) e personaggi non inseriti nella versione televisiva ma che aggiungono, se mai ce ne fosse stato bisogno, ulteriore spessore a una storia intrisa di “materanità” in ogni pagina.

D’Ercole e Moliterni, scrittori e sceneggiatori della città dei Sassi, si sono immersi negli anni Sessanta riportandoli fedelmente con gli occhi di un bambino, Pinuccio (interpretato nel film dal piccolo materano Giovanni Limite).  Filo conduttore l’avvento del televisore nelle famiglie italiane che, con l’inizio qualche anno prima delle trasmissioni Rai, diventa un vero e proprio oggetto dei desideri. Il piccolo Pinuccio lo guarda, ammaliato, dalla vetrine di un negozio di elettrodomestici. “Canzonissima” è il collante per tante famiglie che si ritrovano a casa di chi ha già la tv.

Intanto, la vita va avanti nella masseria dei Rondinone, contadini da generazioni: la crisi del mondo agricolo tormenta nonno Eustachio, convinto che ancora solo le braccia possono lavorare la terra e quindi contrario alla proposta dei figli di acquistare un trattore; a zio Vincenzo, lo zio preferito, è stata diagnosticata una malattia all’epoca ancora poco conosciuta e, purtroppo, dall’esito infausto, proprio quando tra lui e Imma una ragazza calabrese molto determinata, amica di sua nipote, sembrava star nascendo qualcosa; un imprenditore senza scrupoli ha messo gli occhi sulla masseria e tenta di invogliare i Rondinone ad accettare la sua offerta mentre si attende il ritorno del papà di Pinuccio, emigrato in Svizzera per lavorare…

Personaggi tridimensionali, termini in dialetto, descrizioni dettagliate della Matera dell’epoca: La luce nella masseria è un tuffo nel passato delicato e coinvolgente che rende protagonisti i valori, in primis quello della famiglia. Gli autori ci portano in uno spezzone di storia italiana, rendendo anche omaggio alla Rai.

“Quella raccontata in questo libro – spiegano gli autori – è una storia romanzata che però attinge a ricordi e suggestioni nate in seno alle nostre famiglie. I fatti e i personaggi realmente esistiti sono stati “mescolati” o trasfigurati dal nostro sguardo”.

Saverio D’Ercole è nato a Matera nel 1965. Produttore creativo e autore, ha lavorato per quattordici anni per la Lux Vide, collaborando alla realizzazione di film tv, miniserie e serie televisive destinate al prime time di Rai 1 e Canale 5. Dal 2010 è head of drama di Èliseo Entertainment, con cui ha firmato tra gli altri Adriano OlivettiLa strada di casaIo sono MiaBlackOut. È stato anche docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nell’ambito del Master in scrittura e produzione per la fiction e per il cinema.

Roberto Moliterni è nato nel 1984 ed è cresciuto a Matera. Ha pubblicato una dozzina fra saggi e romanzi. Tra questi Arrivederci a Berlino Est (Rai Eri, 2015), La casa di cartone (Quodlibet, 2018) e La diva (HarperCollins, 2022). Come sceneggiatore, ha scritto documentari e film di finzione. È stato rubricista per “Donna Moderna”, “Paese Sera” e “Il Quotidiano del Sud”, tuttora scrive racconti per “Confidenze”. Nel 2014, assieme a due amici, ha creato le prime carte da gioco materane.

Rossella Montemurro

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