mercoledì, 21 Febbraio 2024

“Una donna può raggiungere qualsiasi traguardo, ma la maternità sarà comunque il dato primario e costitutivo della sua identità.” Lo afferma Ilaria Maria Dondi in Libere di scegliere se e come avere figli (Einaudi), un illuminante saggio con riflessioni a trecentosessanta gradi su un argomento quanto mai attuale e spinoso.

“A quante donne succede di farsi bastare le aspettative della società, dei genitori, di un fidanzato, di un capo, di amiche o amici al punto da identificarle come obiettivi propri?”

La disamina dell’autrice è puntuale, analitica e, soprattutto, non edulcorata. Quelle che sono verità, purtroppo scomode e sotto gli occhi di tutti, vengono illustrate minuziosamente in una sorta di inventario inedito di tipologie di madri e di donne senza figli: la Dondi racconta come esistano mille modi di essere madri e mille di non esserlo, oltre le aspettative, i giudizi e i pregiudizi, gli stereotipi, le imposizioni e persino le leggi.

“A livello terminologico una donna senza figli è, in generale, una non madre, o dal punto di vista anagrafico, una non ancora madre o mai più madre. Mamma in potenza o non mamma senza possibilità di appello, in ogni caso, una donna senza figli non ha evidentemente diritto a un nome, se non per negazione o per sottrazione”.

Le donne sono costantemente definite dal loro essere o non essere madri e, sulla base di questa divisione, spesso sono state messe le une contro le altre, per giocare una partita in cui hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare. Nell’insidiosa e talvolta imbarazzante domanda: “Ha figli?”, sono molteplici le risposte perché, come sottolinea l’autrice, “non esiste un solo tipo di madre, né un solo tipo di donna senza figli; perché non esiste un unico modello femminile al quale uniformarsi. Esistono, invece, tanti modi di essere donne, e solo liberandosi dalle gabbie degli stereotipi si potrà scardinare il sistema patriarcale”. Non solo, a questa e a domande simili (“Hai figli, non ne hai, non puoi averne o non ne vuoi…”) che scavano senza pudore nella nostra intimità, è bene ricordare: “Chiunque tu sia, non puoi rientrare in una sola di queste categorie o etichette, né rispondere con un sì o con un o e sintetizzare la tua vita barrando la casella giusta. La casella giusta non c’è; e le nostre vicende riproduttive sono solo un pezzo della nostra identità, non sempre la più importante”.

In sintesi, solo difendendo in modo collettivo la diversità delle proprie scelte o condizioni, si può scardinare «il padre di tutti gli inganni», la menzogna riproduttiva che nei secoli ha reso le donne oggetti al servizio dell’uomo. Perché soltanto dando dignità e diritti alla diversità in tutte le sue forme, ogni persona potrà essere finalmente libera.

Ilaria Maria Dondi è giornalista professionista e, dal 2017, direttrice responsabile della testata digitale «Roba da Donne». Scrive e si occupa di questioni di genere, con particolare riferimento alle forme di violenza, alle rappresentazioni e ai linguaggi discriminatori. È autrice di Rompere le uova, newsletter sui diritti riproduttivi (che sono anche diritti a non riprodursi).

Rossella Montemurro

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