sabato, 13 Luglio 2024

“La dose non fa solo il veleno ma anche la pozione magica: non devono stancarsi l’uno dell’altra”.

La relazione tra Sandro e Iole è a metà tra veleno e pozione magica. È bellissima, travolgente, appagante. Ma è anche clandestina, è quella tra due amanti sposatissimi che non intendono rinunciare alle rispettive vite “normali” e non vogliono neppure smettere di vedersi, intrappolati in una bolla di piacere, stupore, leggerezza e, a volte, anche nervosismo e frustrazione. Sono una coppia perfetta proprio perché parallela a quelle di facciata che si trascinano ormai stanche, per inerzia.

Si sono dati delle regole ma non hanno, almeno in apparenza, alcun vincolo tra loro. E forse è proprio in questa indeterminatezza, nell’essere davvero bravi a non fare gli amanti – a non pretendere, a non chiedere di essere gli unici a discapito della propria moglie o del proprio marito ma a considerarsi loro stessi coppia. Possono passare mesi senza sentirsi per poi tornare uno tra le braccia dell’altra, come se niente fosse. E così passano trent’anni, dalle lettere scritte a mano quando non c’erano i cellulari fino ai messaggini.

Le regole degli amanti (Bompiani) di Yari Selvetella si addentra in modo insolito nelle insidie del tradimento: Sandro e Iole, con egoismo, scelgono di dar conto solo a se stessi, al proprio piacere, lasciando fuori una quotidianità grigia e stagnante. Perché sono loro due, con un patto tacito, a reinventarsi e a entusiasmarsi anche se gli anni passano, ci sono figli, responsabilità, malattie, nuove sfide…

Un po’ sono da invidiare questi due, con i loro piani così in contrasto con la morale comune, sempre pronti invece a osare, a fuggire dopo aver predisposto scuse più o meno plausibili per i familiari, a vivere quasi con ingordigia ogni minuto trascorso insieme. 

Poi capita che il destino li travolga, che qualche colpo basso provi a minare la loro instabile stabilità, fino a un epilogo bellissimo.

Selvetella, con eleganza stilistica, ha dato voce a un uomo e una donna autentici, da ammirare per la tenacia con cui hanno deciso di inseguire un sogno. L’amore. E ciò che più confonde e intriga è che abbiano deciso di farlo non a vent’anni ma con famiglie alle spalle, quando ormai la maggior parte di noi più che realizzare desideri è dilaniato dai rimpianti.

“A volte sobbalzo, come se improvvisamente mi rendessi conto dell’intera relazione che abbiamo messo in piedi e ne provassi una vertigine, un senso di distanza incredibile perché è un senso di distanza da me stessa, come se mi risultasse estraneo il braccio che è attaccato alla mia spalla, l’organo che sento battere nel petto, che cos’è, un canarino in gabbia, un timer, una brace accesa, non lo so ma è quanto di più mio sia in grado di possedere. Altre volte è il doppiofondo di un armadio dove ho riposto il necessario per un’altra stagione, che pure è contemporanea alla presente. Oppure è solo il vizio, che mi aspetta in un luogo sicuro. Certe volte mi sembra di notare un altro paesaggio dentro lo specchio, diverso da quello che mi circonda se mi volto. Lì dentro si muove l’altra me che mi pare di conoscere, ma certamente meno di quanto credessi. Mi capita, camminando per la città, di imbattermi in ombre oblique e lontane. Immagino che possano essere le nostre sagome ineguali, la figura di Sandro accanto alla mia: potrei percorrere le ombre e risalire fino ai veri noi, al prossimo incontro, quando saremo di nuovo perpendicolari alla terra, pienamente umani, in carne ed ossa.”

Yari Selvetella (Roma, 1976) ha pubblicato i romanzi La banda Tevere (Mondadori 2015) e Le stanze dell’addio (Bompiani 2018), candidato al Premio Strega, e il libro di poesie La maschera dei gladiatori (CartaCanta 2014). Si è a lungo occupato di storia della criminalità con saggi e reportage di successo. Lavora come autore televisivo e inviato per Rai Uno.

Rossella Montemurro

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