lunedì, 15 Luglio 2024

L’amore ai tempi di Tinder? Solo una questione di algoritmo. Fidatevi, lo spiega bene la giornalista francese, specializzata in relazioni e tecnologia, Judith Duportail evidenziando la presenza dell’“Elo Score”, una sorta di punteggio – rigorosamente segreto – che viene dato agli iscritti in base ad alcuni fattori, in primis, il numero di apprezzamenti ottenuti. Nel dettaglio, i profili più gettonati sono visualizzati da una platea più vasta di persone, sono visualizzati per primi e il like messo da uno di questi utenti di successo sul nostro, fa salire il “punteggio”… Tutto calcolato, insomma e, secondo, la Duportail, tutto anche piuttosto squallido se si pensa che il “match” altro non è che una formula matematica nella quale prevalgono l’aspetto fisico, il genere, lo stipendio e il QI.

Eppure all’inizio, almeno per l’autrice, come racconta nel saggio L’amore ai tempi di Tinder (Fabbri, traduzione di Vittoria De Stefani), questa app è stata quasi terapeutica. Terminata la relazione con il fidanzato, nello stesso giorno si iscrive sia in palestra sia a Tinder: vuole tornare in pista, rilanciarsi e, di pari passo alla trasformazione fisica (raggiunge la taglia 40!) si ritrova, sulla celebre app di incontri, apprezzata e desiderata da decine di uomini… Un balsamo per la sua autostima.

Come è facilmente intuibile, però, il mondo virtuale è ben lontano da quello reale e gli incontri “dal vivo” o sono del tutto deludenti o “a senso unico” – la scintilla scocca solo per uno dei due partner.

Complice le sue inclinazioni da reporter, la Duportail decide di andare più a fondo, alla ricerca dei segreti del mondo dell’online dating: da qui, grazie all’aiuto di avvocati, hacker e matematici, scopre l’“Elo score” e, insieme all’algoritmo, i criteri sessisti e patriarcali che lo guidano.

Va da sé che, sugli smartphone degli uomini, a “sfilare” sono foto di donne più giovani ma meno affermate professionalmente, con gli inevitabili risvolti che questo comporta.

L’amore ai tempi di Tinder è un saggio che si apre alla narrativa e al gossip con una spiccata inclinazione per il giornalismo investigativo.

Una curiosità: l’inchiesta da cui è nato questo libro – I asked Tinder for my data. It sent me 800 pages of my deepest, darkest secrets – è uscita sul “Guardian” nel 2017 e da allora è stata ripresa in nove Paesi. Duportail scrive anche per “Aeon”, “Slate”, “Philosophie Magazine”, “Les Inrocks” e “Le Temps”.

Rossella Montemurro

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