sabato, 13 Luglio 2024

Leggere Adrian McKinty rende l’idea dell’abilità narrativa di un fuoriclasse. Era già accaduto con The Chain (Longanesi), la conferma – caso mai ce ne fosse stato bisogno – arriva con L’agguato (Longanesi, traduzione di Sara Crimi e Laura Tasso), un thriller ipnotico, dalla capacità smisurata di catturare il lettore, pagina dopo pagina. Non c’è un momento di tregua in una storia surreale, inimmaginabile eppure vera per quanto McKinty è persuasivo, evocativo nelle sue descrizioni. Non c’è un solo istante, nella trama, in cui si “rischia” di rilassarsi.

Un convegno di medici a Malbourne, in Australia, al quale Tom Baxter è tra i migliori chirurghi ortopedici di Seattle, potrebbe essere l’occasione per un viaggio in grado di riportare un po’ di serenità in famiglia. Tom ha perso da un anno la moglie Judith e i due figli adolescenti, Owen e Olivia, non riescono ad accettare la presenza di Heather, la nuova moglie. L’Australia potrebbe essere una boccata d’ossigeno, uno spiraglio di pace tra battibecchi continui. Sul posto, due residenti incontrati per caso invitano i Baxter a una breve gita a Dutch Island, un piccolo isolotto incontaminato vicino alla costa, abitato solo dalla grande famiglia O’Neill, in cui potranno vivere per tre quarti d’ora nella natura accanto ai koala. Ma, già sul traghetto, Tom e Heather percepiscono di qualcosa di sinistro. Sull’isola sono in vigore regole ferree, pronunciate a bordo: non avvicinarsi alla fattoria, unica costruzione presente oltre a una prigione dismessa e non addentrarsi nella vegetazione. Soprattutto, far ritorno al molo entro 45 minuti. La costa non ha nulla di allettante, contravvenendo alle imposizioni dei due, Tom, Heather e i ragazzi si addentrano nella vegetazione. E, complice una distrazione, investono una ragazza in bici. In preda al panico, consapevoli che sull’isola non c’è la polizia, scelgono di occultare il cadavere e tornare al molo. Niente, per loro, sarà più come prima: una delegazione della famiglia O’Neill, guidata da una donna che incute terrore, li rintraccia e inizia un interrogatorio sommario. I Baxter ammettono le proprie colpe, sono disposti a risarcire gli abitanti dell’isola con una cospicua somma di denaro e a pagare le conseguenze penali una volta sulla terraferma. L’uomo che però doveva sposare la ragazza uccisa non è d’accordo, non vuole sentire ragioni, non ha nessuno scrupolo: vuole fare giustizia da solo, nel peggiore dei modi.

Inizia un incubo, terribile. L’agguato ha un ritmo sostenuto, incalzante: McKinty non perde un colpo, fino all’ultima pagina. Perché “non sai di cosa sei davvero capace finché non lotti per la vita di chi ami”.

Adrian McKinty è nato e cresciuto a Belfast negli anni del conflitto nordirlandese. Figlio di un ingegnere navale costruttore di caldaie e di una segretaria, dopo aver studiato filosofia a Oxford grazie a una borsa di studio si è trasferito negli Stati Uniti, per insegnare inglese alle superiori. Il suo thriller d’esordio, Dead I Well May Be, è stato selezionato per il Dagger Award 2004 e ha un’opzione per i diritti cinematografici con la Universal Pictures. I suoi libri hanno vinto l’Edgar Award, il Ned Kelly Award, l’Anthony Award, il Barry Award e sono stati tradotti in oltre 20 lingue. Adrian McKinty è critico letterario per il Sydney Morning Herald, l’Irish Times e il Guardian. Vive a New York con la moglie e i due figli. In via di pubblicazione in 35 paesi, The Chain diventerà presto un film prodotto dalla Paramount.

Rossella Montemurro

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