mercoledì, 24 Luglio 2024


Basta un attimo, una parola fuori posto, un’analogia – in questo caso – e la vita di una dodicenne già alla prese con la tempesta dell’adolescenza, va in cortocircuito. Succede a Giovanna, quando ascolta i genitori discutere sul suo rendimento scolastico non più brillante. Loro sono convinti di non essere sentiti ma la porta della cameretta è rimasta socchiusa. E Giovanna sente il padre dire “sta facendo la fine di Vittoria”.

Vittoria, la sorella del papà d’un tratto emarginata. Una donna nella quale “combaciavano alla perfezione la bruttezza e la malvagità”. Non solo, “il nome Vittoria suonava in casa mia come quello di un essere mostruoso che macchia e infetta chiunque sfiori”. 

La curiosità, a volte, può essere davvero imbattibile: Giovanna, dispiaciutissima per quelle affermazioni che la riguardano, trova proprio nella curiosità la forza per reagire e va alla ricerca di questa abominevole zia Vittoria.

Inizia così La vita bugiarda degli adulti (edizioni e/o), l’ultimo romanzo della misteriosa autrice bestseller Elena Ferrante, con la descrizione di Giovanna, molto legata al padre fino a quell’uscita infelice del genitore, e al suo conseguente dissidio interiore. La ragazzina è combattuta tra la voglia di conoscere la zia, pecora nera della famiglia, e il desiderio di compiacere il papà – nonostante da quest’ultimo abbia ricevuto un colpo non indifferente. Proprio quando si sta plasmando la sua identità – del resto, crescere non vuol dire somigliare a qualcuno? – sceglie di varcare quella soglia proibita.

Ci sono le contraddizioni e i contrasti – psicologici e materiali -, le sfumature, un caleidoscopio di personaggi – donne soprattutto – che hanno l’intensità tipica delle descrizioni perfette e accattivanti della Ferrante. Due donne, due abissi tra loro sono Giovanna e Vittoria per età, stili di vita, formazione. Due volti distanti ma forse intimamente uniti come le due facce di Napoli: quella di sopra che rasenta l’eleganza e quella di sotto che non riesce a scrollarsi la sua patina grigiastra. Mentre Vittoria rimane ben ancorata al suo contesto, per la ragazza inizia una sorta di moto perpetuo tra le due Napoli e i due mondi – quello “in”, il suo, e quello della zia. 

La realtà spesso non è come sembra e anche chi tendiamo a idolatrare o ad avere come modello può deluderci. Al contrario, le minacce presunte possono non rivelarsi tali. Lo scopriamo con Giovanna, seguendola fino ai 16 anni nella sua vulcanica avventura verso l’età adulta, in un’insolita educazione sentimentale che, alla fine, lascia un’unica certezza: “Ciò che contava davvero era la capacità di suscitare amore, anche se brutti, anche se malvagi, anche se stupidi”.

Qualsiasi elogio, per lo stile della Ferrante, un fenomeno da undici milioni di copie vendute, sarebbe superfluo. I complimenti rivolti a lei si sprecano: è unica, brillante, accorata. È una conferma anche in questo suo ultimo bellissimo romanzo.

Elena Ferrante è autrice dell’Amore molesto, da cui Mario Martone ha tratto il film omonimo. Dal romanzo successivo, I giorni dell’abbandono, è stata realizzata la pellicola di Roberto Faenza. Nel volume La frantumaglia racconta la sua esperienza di scrittrice. Nel 2006 le edizioni e/o hanno pubblicato il romanzo La figlia oscura, nel 2007 il racconto per bambini La spiaggia di notte illustrato da Mara Cerri e nel 2011 il primo capitolo dell’Amica geniale, seguito nel 2012 dal secondo, Storia del nuovo cognome, nel 2013 dal terzo, Storia di chi fugge e di chi resta e nel 2014 dal quarto e ultimo, Storia della bambina perduta, finalista al Man Booker International Prize 2016.

Rossella Montemurro
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