venerdì, 14 Giugno 2024

Avete mai provato a fare una meditazione sulla vita?

Avete mai riflettuto che la nostra vita è come un fiume?

Proviamo a farla insieme questa riflessione con una poesia di Jorge Manrique.

Jorge Manrique è tra i più grandi poeti castigliani dell’ultima parte dell’Edad Media spagnola: la sua data di nascita precisa è ignota, ma si ritiene che nasca intorno alla metà del XV secolo in una famiglia dell’alta nobiltà che vantava molti poeti fra i suoi membri.

Riceve un’elevata educazione umanistica ed entra a far parte di un ordine monastico-militare.

Sostiene Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona nella guerra di successione, nella quale combatte in prima linea e perde la vita a soli 39 anni. Per questo motivo, la sua produzione letteraria non è vastissima, ma è comunque passata alla storia: è costituita da componimenti poetici di tipo amoroso, satirico e morale.

La poesia che vi propongo è la seguente:

Son le nostre vite i fiumi

che vanno a dare nel mare

che è il morire;

là sboccano i poderosi

difilato a terminare

e a sparire;

là vanno i fiumi copiosi,

là gli altri fiumi, mezzani

e più piccoli;

e sfociati, sono uguali

quanti delle mani vivono

Ed i ricchi.

In questa poesia Jorge Manrique usa una delle sue numerose metafore per descrivere la vita: ogni vita è un fiume che scorre verso la morte, rappresentata dal mare, e anche se ci sono fiumi più grandi e fiumi più piccoli, cioè persone ricche o povere, piene di gloria o semplici, tutti finiscono nello stesso mare; in quel mare, non si distinguono più i grandi dai piccoli, la morte crea uguaglianza.

Avete notato anche che la poesia è una meditazione molto vera sulla vita, per me è il commento più vero alle parole di Gesù: “… A che giova …?”

Ogni fiume scorre verso il mare.

Ogni vita trascorre e va alla morte.

E nella prospettiva della morte, tutto è nulla più che inganno.

La vita stessa, forse, non è che un tenero sofferto incidente.

Nicola Incampo

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