mercoledì, 17 Aprile 2024

“Occorre essere esattamente ciò che ci si aspetta da noi, o meglio quel che ci si attende con un piccolo scarto, in un avvicendarsi senza fine di falsa improvvisazione.”

È questa la filosofia di vita della trentenne Camille Tazieff protagonista del romanzo La Figurante il quarto di Pauline Klein (foto in copertina © Pascal Ito Flammarion) ma il primo di questa scrittrice d’oltralpe, filosofa di formazione, ad arrivare in Italia con Carbonio editore e la traduzione di Lisa Ginzburg.

Nata a Parigi e cresciuta da una madre single, bella e straordinariamente tollerante, Camille sceglie di vivere mettendosi quasi ai margini della propria vita: eccola la figurante, una giovane donna che vive le esperienze più disparate ma se le lascia scivolare addosso. Scruta le reazioni degli altri come se fosse su un piedistallo, dissimula, finge, diventa come gli altri vorrebbero che fosse. Fa lo stesso quando si iscrive su uno SmartSex, un sito che fornisce servizi erotici telefonici a pagamento. La miseria sessuale di quegli uomini, i loro fantasmi, paradossalmente la eccitano e per reazione inizia a chattare sul forum “per brave ragazze” Auféminin.com dove si fa passare per un uomo, “uno sporcaccione voglioso”.

Una, tante vite: a New York lavora, sottopagata, in una galleria d’arte e, sempre in una posizione un po’ defilata, osserva, riflette, si immerge in considerazioni filosofiche: “Mi sono spesso domandata quali condizioni debbano sussistere per farci architettare le svolte della nostra vita. E quanto ci affanniamo perché gli avvenimenti della nostra esistenza siano qualcosa che si può raccontare.

Fare una vita. E non essere in fin dei conti molto più che se stessi. Con magari qualche scarto da noi elaborato al meglio per renderci più smaglianti. Sforzarsi di rendere la propria esistenza una buona storia. Consiste in un susseguirsi di attese dal tabaccaio e alla cassa del supermercato la nostra vita, momenti in cui ci annoiamo al punto da immaginarne un’altra. Uno scollamento dal reale.”

Con i suoi pensieri pungenti e divertenti Camille affascina anche il lettore: la Klein le ha dato una profondità introspettiva non indifferente, malgrado lo “scontro” con la realtà.

Il talento di Klein era stato intercettato – e giustamente riconosciuto – già dieci anni fa dal Group de Recherche sur l’Estrême contemporain dell’ateneo di Bari, che aveva attribuito ad Alice Kahn, suo esordio nella narrativa, il Premio Murat perché “romanzo francese contemporaneo adatto ai gusti del pubblico italiano” (in patria il libro ha vinto il Prix Fénéon nel 2010).

Pauline Klein ha studiato Filosofia alla Sorbonne, Estetica alla Nanterre University, si è specializzata alla Saint Martin’s School of Art di Londra. Una curiosità: ha lavorato per quattro anni in una galleria d’arte di New York proprio come la “figurante” Camille.

L’immagine in copertina  – elaborata dallo studio grafico Marco Pennisi – viene dal MAD (Museum of Arts and Design) di New York. Il soggetto ritratto è un manichino della collezione di Ralph Pucci.

Rossella Montemurro

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