martedì, 16 Luglio 2024

Immaginate bambini che crescono quasi “alla pari” con gli adulti, coinvolti in discorsi “da grandi”, lasciati ad autogestirsi senza paletti né vincoli. Immaginate una famiglia dove non ci sono divieti o regole ma un ventaglio di possibilità che metterebbe in crisi il miglior pedagogista. D’estate poi questa famiglia si allarga ad amici e parenti in una sorta di comune di intellettuali – “All’ora del caffè, universitari, filosofi, sociologi, professori di diritto, giuristi, magistrati, avvocati, prossimi ministri. La cultura e le parole, di continuo (…) – dove gli adulti pontificano ergendosi a rivoluzionari e i più piccoli si divertono un mondo ad assaporare. Siamo negli anni Ottanta, tra gente che non si fa mancare niente e occupa in società posti di rilievo. Come Olivier Duhamel, il patrigno di Camille Kouchner, autrice e io narrante del libro-denuncia “che ha sconvolto la Francia” La famiglia grande (La Nave di Teseo, traduzione di Sergio Arecco).

Duhamel, politologo di fama mondiale, membro dell’élite accademica e politica progressista, ha sposato Evelyne Pisier la madre di Camille, una delle prime donne docenti di Scienze sociali e Diritto pubblico. Duhamel è considerato un luminare, amico dei potenti francesi, ma dietro l’immagine pubblica specchiata si nasconde un orco insospettabile e subdolo.

“È venuto nel mio letto e ha detto (…). Vedrai, lo fanno tutti”.

Il gemello Camille, Victor, si confida con lei. È un segreto, Victor aveva solo tredici anni e l’incesto durò quasi due anni. Camille non doveva farne parola con nessuno.

“Per avermi lasciato scrivere questo libro quando lui non desiderava altro che la calma, ringrazio Victor”, scrive l’autrice.

Già vent’anni dopo quelle violenze Camille aveva convinto Victor a parlare con la madre. La cortina di perbenismo, la potenza di uno scandalo che avrebbe travolto persone insospettabili spinge Evelyne al silenzio. Un incredibile cordone di sicurezza si stringerà, paradossalmente, attorno al carnefice.

Una rivelazione tardiva – anche l’ex ministro Bernard Kouchner, il padre dei gemelli, è stato informato tempo dopo – e quindi ancora più dirompente, frutto della presa di coscienza di una donna che, di fronte alla morte della madre, decide che deve riscattare la verità e liberarsi dal senso di colpa che la avvelena.

Oggi è caduto tutto in prescrizione.

Il racconto di una violenza reiterata per anni e perpetrata nel silenzio complice non solo della famiglia ma anche di un sistema di relazioni che per decenni ha garantito l’impunità a Duhamel.
Quello di Camille Kouchner non è soltanto il racconto liberatorio di un segreto ritenuto finora inconfessabile, ma anche un atto di denuncia di una società e di un’epoca che hanno permesso tutto questo.

Camille Kouchner è nata nel 1975 a Parigi. Laureata in Legge e specializzata in Diritto sindacale, in Diritto sociale e in Teoria e filosofia del diritto, è oggi docente di Diritto privato. Questo è il suo primo romanzo.

Rossella Montemurro

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