“(…) Isaac era stato assalito in un istante dal lungo corso della sua vita, che gli era balenato dinanzi: dapprima, da giovane, notti incantate e le certezze dell’alba; poi, speranze e promesse. Infine, commiati. Tutto questo rivide e ne fu commosso come da un dono, ora che, tra poco, sarebbe morto.

 Intorno, fino a perdita d’occhio, si stendevano, variopinte e spietate, le tende dell’esercito turco. Centottantamila soldati e trecento cannoni accerchiavano la piccola cittadina ungherese di Szigetvár, coi suoi tremila difensori. Sulla collina un palazzo di seta issava le insegne imperiali. Lì dentro, il vecchio, grande sultano, Solimano che l’Occidente chiamava il Magnifico, anche lui consapevole che la sua vita volgeva al termine, pensava al lungo passato e al breve avvenire mentre distrattamente ascoltava il Gran Visir esporre i piani d’attacco”.

Narra di un tempo sospeso e di realtà che sembrano parallele il romanzo storico di Vittorio de Martino Calma e quieta è la notte (La Lepre Edizioni) che ha vinto nei giorni scorsi, nella sezione narrativa edita, la XII Edizione del prestigioso Premio Letterario Nazionale “Nicola Zingarelli” – questa la motivazione: “Romanzo storico ambientato nel 1566, colpisce per la complessità della trama, che porta il lettore a muoversi nello spazio e nel tempo assieme ai protagonisti. Lettura assai piacevole.”

Calma e quieta è la notte è infatti un romanzo nel romanzo con trame intrecciate a Szgetvàr, una piccola cittadina ungherese che in una mattina del 1566 si risveglia sotto l’assedio dello sterminato esercito di Solimano il Magnifico.

Un vecchio, Isaac, si ritira nei bagni turchi deserti e, in quel silenzio irreale, aspetta la fine. Apparentemente per caso, incontra Ordelaffio, un 16enne che, nell’attesa, gli racconta una storia.

Iniziano descrizioni nitide e dialoghi appassionanti su una storia d’amore tra due ragazzi che conoscono solo il presente. Quel racconto, nei bagni turchi, è in netto contrasto con ciò che, in contemporanea accade fuori: da un lato contorni fiabeschi, la leggerezza dei sentimenti; dall’altro il dramma  e l’orrore della morte.

Nelle parole di Ordelaffio  lei scompare, lui la insegue. Prima a Venezia, poi su un’isola abitata da monaci banditi, dove un misterioso prigioniero prepara una nuova carta del mondo, poi a Istanbul. Lei è rinchiusa proprio nel palazzo di Solimano.

Solo nelle ultime pagine le due storie, l’assedio e il racconto d’amore, convergono, e il vecchio capisce che non può trattarsi di un caso. L’epilogo, a sorpresa, getta nuova luce sull’intera vicenda. L’inizio e la fine di questa storia sono eventi storici, il resto appartiene al regno del possibile…

Calma e quieta è la notte è un romanzo originale, con una delicatezza di fondo e un’eleganza stilistica che lo rendo unico. Tra l’altro, l’autore ha confidato di averlo scritto venti anni fa e di averlo dimenticato: “Venti anni dopo, il crollo di una libreria me l’ha fatto ritrovare, mi è sembrato buono e La Lepre lo ha pubblicato. Oggi non lo scriverei più. Lo aveva scritto un uomo che, al termine della giovinezza, si era accorto che la sua vita era destinata un giorno a finire. Sono storico dell’arte, ho bisogno del cannocchiale del passato per vedere più nettamente”.
Vittorio de Martino, romano classe 1959, studia pianoforte e danza classica. Entra alla Scala, poi si dedica al teatro, diventando assistente alla regia con Eduardo De Filippo e Giancarlo Menotti. Si trasferisce a Parigi, dove si laurea in Storia dell’Arte e lavora come insegnante e guida turistica.

Rossella Montemurro

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