La vita può essere considerata un viaggio dall’uomo alla persona.
Nel cammino della vita infatti attraverso le relazioni e le esperienze, l’uomo assume una particolare identità che lo caratterizza come persona.
Questo significa che ogni uomo, nel corso della sua esistenza va formando una propria personalità.
È un viaggio attraverso attraverso varie tappe: il periodo scolastico, il primo amore, il matrimonio, la morte di una persona cara, ecc. ecc.
In questi viaggi naturalmente ci sono anche dei passaggi obbligati: essi sono le fasi fasi evolutive della persona umana, comunemente indicate in una scala di crescita.
Una scala però che non va considerata in modo rigido, poiché ogni persona ha tempo di maturazione diversi a seconda della propria situazione di vita.
Infanzia, fanciullezza, preadolescenza , adolescenza, giovinezza, età adulta, maturità; queste sono le fasi di crescita.
In questo cammino, in cui l’uomo va formando la propria personalità, l’importante è crescere dentro, evitando di voler apparire.
Crescere significa infatti maturare nella sostanza senza maschere inutili: cioè assumere i valori necessari per orientare e condurre la propria vita verso il bene per la piena realizzazione della persona.
Una delle fasi più delicate di questo cammino di crescita è sicuramente l’adolescenza, un periodo di transito che indicativamente va da dai quattordici ai diciotto anni.
L’adolescenza rappresenta un tempo particolare della vita, nel quale avviene come un terremoto: l’equilibrio infantile, costruito dai genitori, va disfacendosi per lasciare gradualmente posto all’equilibrio adulto, che si va formando con l’impegno responsabile dell’adolescente stesso.
È dunque il periodo di passaggio dalla indipendenza infantile all’autonomia adulto: un tempo di crisi in cui tutto viene messo in discussione, ma è una crisi destinata a divenire occasione di crescita.
Il poeta libanese Kahkil Gibran nella poesia “Le due città” racconta la realtà dell’adolescenza.
Ecco una libera sintesi: “ La vita mi portò in cima ad un monte e dopo un attimo disse: “Quella è la città del Passato”. Poi mi fece un cenno e disse: “Seguimi. Andiamo verso la città del Futuro”. Ed io dissi: “Abbi pietà di me. Vita. Sono stanco, sono pieno di piaghe i miei piedi “. Ma la vita replicò: “Cammina, amico mio. Restare a guardare il Passato è follia. Guarda, il futuro ti attende!”.
Secondo questa poesia, l’adolescenza è una zona di transito, un deserto con qualche oasi tra due città: la città del Passato e la città del Futuro.
Il passato è la piccola e conosciuta città dell’infanzia: una città tranquilla dove l’equilibrio è garantito dai genitori di cui il bambino è dipendente.
Il Futuro è la grande e sconosciuta città dell’età adulta: una città trafficata dove l’equilibrio è garantito in modo autonomo della persona adulta.
L’adolescenza è il periodo in cui da una parte è faticoso stancarsi dalla città del Passato, dall’altra è forte l’esigenza di correre verso il Futuro.

Nicola Incampo

Responsabile della Conferenza Episcopale di Basilicata per l’IRC e per la pastorale scolastica

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