giovedì, 29 Febbraio 2024

“L’uno accanto all’altra, Giuseppe e Lara stanno guancia contro guancia, il corpo dell’uno sdraiato nella direzione opposta dell’altro, la testa di lei adagiata nell’incavo tra l’orecchio e la spalla di lui, incastrati come due pezzi di un’Entità.”

Giuseppe e Lara sono definiti, appunto, l’Entità perché in simbiosi. Ed è in simbiosi che arriva la decisione di avere un figlio. Ormai alle soglie dei quarant’anni, dopo aver condiviso un mucchio di esperienze, si ritrovano circondati da coppie di amici con figli.

Lui giornalista d’inchiesta, lei operatrice sociale, diventano ossessionati da quel pensiero – un’idea, un desiderio, un’ossessione – che non dà tregua. Ecco che gli esami, i referti, le diete mirate, le attese per parlare con guru, o presunti tali, della fertilità e luminari prendono poco alla volta il sopravvento su una quotidianità che era spensierata e bastava a sé stessa. Tutte queste costrizioni fagocitano l’Entità in una routine che diventa sempre più critica da sopportare. Si aggiunge un’inchiesta su un terribile caso di cronaca – un bambino ucciso a bastonate dal patrigno, un fatto terribile accaduto davvero – che viene affidata a Giuseppe e l’arrivo alla Mimosa, la cooperativa in cui lavora Lara, di una bimba con i capelli ricci ricci che tanto la intenerisce. E all’improvviso il futuro, la speranza di avere un figlio che si affievolisce, inizia a fare i conti con il passato – “Se il futuro è un’incognita riservata a tutti, gli abbandonati sanno che anche il passato lo è” – che per Giuseppe significa rievocare un padre, un uomo anaffettivo che lo ha abbandonato.

“Prima che la madre morisse di cancro, Geppe aveva assistito decine di volte al naufragio emotivo dei suoi genitori, dovuto al fatto che Mariano era rimasto intrappolato nel proprio recinto virile, scegliendo di eseguire lo spartito affidatogli sin da ragazzino, un collaudato meccanismo di silenzi e rimproveri, bestemmie e indifferenza che avrebbe indicato a chiunque la presenza in famiglia di un maschio al comando”.

Con una scrittura tersa, potente, ne Il tempo delle stelle (Rizzoli) Massimiliano Virgilio ci consegna due protagonisti dei nostri giorni. E una storia folgorante sull’importanza di non farsi sconfiggere dalle ossessioni che abbiamo ereditato, sulle possibilità che svaniscono e quelle che arrivano.

“Parola dopo parola, mentre la voce del ginecologo gli spiegava che il tuo tempo, stellina, ormai era passato, Lara e Giuseppe ancora non avevano compreso di essere precipitati in una nuova dimensione del loro rapporto. Quella in cui tu svanisti come una possibilità e ti trasformasti in una supernova.

Da quel momento non avrebbero più scelto di volerti, né di non volerti, da quel momento scegliesti tu di non volere più loro. Ma i lutti devono offrire un corpo ai vivi per non nutrire in eterno le ossessioni di chi può piangere soltanto sul proprio rimorso.”

Sullo sfondo di una Napoli piena di sfaccettature, Il tempo delle stelle è la storia di una coppia messa alla prova dalla ricerca di un figlio.

L’autore è nato a Napoli nel 1979. Scrive per il cinema, la tv, è autore del programma Zazà su Rai Radio3. Con Rizzoli ha pubblicato, tra gli altri, L’americano (2017), diventato un bestseller in Cina, e Le creature (2020).

Rossella Montemurro

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