sabato, 20 Luglio 2024

“Il sorriso lento è il sorriso della fine. La vita che rallenta, che decelera fino all’immobilita, un po’ alla volta.”

Lisa e Clara sono amiche da sempre. Amiche amiche, che condividono tutto e si raccontano tutto, quasi fossero l’una l’estensione dell’altra. Proprio quando Lisa partorisce le viene diagnosticato un tumore. Ed è l’inizio della fine, una tristezza struggente per Clara: “La notizia della sua malattia, per esempio, era arrivata insieme a quella della nascita di suo figlio. Pesa quasi due chili, Lisa ha tre metastasi al cervello, e lungo quarantotto centimetri, durante il cesareo le hanno tolto un’ovaia, e in incubatrice ma sta bene, forse il tumore primario e al fegato, ha le dita lunghe come sua madre, bisogna farle degli esami per vedere se ci sono altre lesioni. Lei non sa niente.”

A una narrazione vulcanica, di getto, quasi senza fiato, fa da contraltare una storia dolorosa, emotivamente forte: Il sorriso lento (Einaudi) di Caterina Bonvicini si dipana sui contrasti. L’amicizia è il collante, la protagonista principale nella quale all’improvviso si insinua la morte.  

Per Clara la scomparsa di Lisa è devastante.

“A volte mi accorgo che penso alla giovinezza come una donna vecchia. Come se non avessi trentaquattro anni. Mi sembra qualcosa di molto lontano. Forse perché non l’ho mai amata, la giovinezza. Non l’ho capita, credo. Adesso pero mi succede una cosa strana: ho voglia di mitizzarla.”

A riaccendere la luce la aiuterà Ben, un egocentrico direttore d’orchestra ultrasessantenne e dalle mille amanti. Anche lui ha conosciuto il sorriso lento sul volto della ex giovane moglie Anna. Tuttavia Ben si dimostra diverso da come sembra. Il suo cinismo, la sua incapacità di amare veramente costringeranno Clara a interrogarsi sul senso della propria perdita.

“«Da quando Lisa e morta, non so, mi sento come anestetizzata. Cosa dovrei fare?» Ero molto lusingato dalla sua richiesta di aiuto, ma anche spaventato. Non ero mai stato capace di aiutare nessuno. Allora, per salvarmi, ho lanciato un’altra sentenza: «Clara, la vita e una successione di mondi che finiscono». Lei ha corrugato la fronte, le sono spuntate due rughe sopra il naso. «Forse sí, – mi ha risposto, – credo che tu abbia ragione».”

Molto bello e particolare lo stile della Bonvicini, profonda e coinvolgente la trama.

L’autrice è nata nel 1974, è bolognese, vive e lavora fra Roma e Milano. Collabora con «La Stampa» e «L’Espresso». Ha pubblicato Penelope per gioco (Einaudi 2000), Di corsa (Einaudi 2003), I figli degli altri (Einaudi 2006), L’equilibrio degli squali (Garzanti 2008, Oscar Mondadori 2018. Premio Rapallo), Il sorriso lento (Garzanti 2010. Premio Bottari Lattes Grinzane, Einaudi 2024), Correva l’anno del nostro amore (Garzanti 2014), Tutte le donne di (Garzanti 2016), Fancy Red (Mondadori 2018), Mediterraneo. A bordo delle navi umanitarie (con Valerio Nicolosi, Einaudi 2022; Premio MARetica, Premio Letterario Pozzale Luigi Russo, Premio Carlo Marincovich), Molto molto tanto bene (Einaudi 2024) e ha curato l’antologia Le ferite (Einaudi 2021). I suoi romanzi sono tradotti in molti paesi, fra cui Francia (sono tutti usciti per Gallimard), Germania, Spagna, Olanda e Stati Uniti.

Rossella Montemurro

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