domenica, 21 Luglio 2024

Ero chierichetto. Avevo non più di sette anni quando il parroco chiese che lo accompagnassi a portare la comunione ad una ammalata.

Salimmo per le scale che erano all’esterno dell’abitazione e ci trovammo di fronte ad una vetrina che io mi preoccupai di aprire per far entrare il sacerdote.

Ho ancora davanti a miei occhi il viso splendente e luminoso di una giovane donna.

Una donna che stava nel letto con la pancia in giù, che però poggiava i gomiti sui cuscini, sui quali, facendo pressione, riusciva a voltare la testa in direzione di quanti andavano a visitarla.

Vestiva di bianco ed io ricordo ancora la meraviglia del sereno contrasto tra il biancore del suo vestito e l’azzurro delle spalliere di quel letto sul quale conduceva la sua vita.

Com’era bella e che impressione non lasciava nel cuore la dolce la figura di Maria Marchetta.

Oggi 7 aprile è l’anniversario della sua morte.

Mio Dio, il mio cuore è colmo di infinita riconoscenza per avermi fatto capire la necessità e la bellezza della sofferenza”: questa espressione sintetizza e racchiude il significato della sua intera esistenza.

Nata a Grassano (MT) il 16 febbraio 1939, Maria Marchetta viene colpita in piena adolescenza da paraplegia flaccida, malattia che la conduce progressivamente all’immobilità. Dopo una reazione di rabbia, il letto, nel quale rimane paralizzata per quattordici anni, si trasforma in un luogo di preghiera e di missione per la conversione del mondo al Vangelo. Formata nella Gioventù femminile di Azione cattolica e nel Terz’Ordine Francescano, abbraccia il mistero della croce e della risurrezione a venire, maturando il proposito di offrire la sua sofferenza per l’unità dei cristiani e diventando fonte di speranza e di consolazione per quanti andavano a visitarla.

Fu l’incontro fra Paolo VI con il Patriarca ortodosso Atenagora (gennaio 1964), che dava seguito ai primi passi del cammino ecumenico già intrapreso da Papa Giovanni XXIII, fece maturare in lei il proposito di offrire la sua vita per l’unità dei cristiani.

Di questa offerta scrisse direttamente a Paolo VI e al Primate della Chiesa anglicana Micheal Ramsey, per l’occasione della visita di quest’ultimo in Vaticano, il 23 marzo 1966.

Purtroppo non ebbe modo di leggere la risposta del Primate perché aveva già raggiunto la casa del Padre

Il processo diocesano, aperto il 2 agosto 1995, è stato concluso il 7 aprile 2002 e i suoi atti depositati presso l’archivio della Congregazione dei Santi.

Il 22 aprile 2006, una solenne concelebrazione eucaristica svoltasi presso la Chiesa Madre di Grassano e presieduta dall’allora Nunzio apostolico in Itala, Monsignor Paolo Romeo, segnò l’inizio dell’anno dedicato a Maria Marchetta. Mi domando e domando: Perché non pregare Maria Marchetta in questi giorni di pandemia? Chiediamo a lei che col suo sorriso interceda presso il Padre affinché allontani prima questo flagello che tanto travaglia l’umanità di cui siamo parte. Forse è necessario, perché miracolo sia, che si spenga in noi quella pretesa assurda di essere protagonisti assoluti del nostro destino. La realtà è che siamo fragili e limitati, vittime di un piccolo nulla che d’improvviso e in modo non immediatamente trattenibile, portatore di angoscia, scorrazza ironico dall’una all’altra parte dell’emisfero.

Personalmente, da oggi e per tutti i giorni reciterò un Padre Nostro secondo questa intenzione: affidiamo al Padre, per l’intercessione di Maria Marchetta, la nostra speranza.

Nicola Incampo

Responsabile della Conferenza Episcopale di Basilicata per l’IRC e per la pastorale scolastica

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