mercoledì, 21 Febbraio 2024

Un giorno scrissi alla lavagna: “Criticare” ed invitai gli alunni a riflettere.

Dopo qualche minuto lessi una poesia di Marco Valerio Marziale.

Marco Valerio Marziale è stato un poeta romano, comunemente ritenuto il più importante epigrammista in lingua latina.

Citato spesso come uno dei massimi esponenti della potente gens Valeria in epoca medioevale e umanistica.

Marco Valerio Marziale nacque il 1º marzo (data incerta).

Marziale raccontò più volte la sua patria in vari epigrammi, descrivendola come una cittadina che sorgeva su un aspro monte, nota per gli allevamenti di cavalli e per le fabbriche d’armi, grazie alle fredde acque del fiume Salone che scorreva ai piedi della montagna ideali per la tempra degli armamenti.

Ricevette un’accurata educazione inizialmente a Bilbilis e in seguito in un’altra città della Spagna Tarraconense sotto la guida di grammatici e retori, a cui si dedicò con impegno; i genitori, che probabilmente si chiamavano Frontone e Flaccilla, sembra che provenissero dalla media borghesia provinciale, e in ogni caso dovevano godere di una buona condizione economica per permettersi di sostenere gli studi del giovane Marziale.

Nel 64, anno del grande incendio di Roma, spinto dalla voglia di conoscere il mondo e dalla speranza di fare fortuna come era accaduto a molti altri letterati ispanici della sua epoca, Marziale decise di recarsi a Roma.

Giunto nella capitale dell’Impero allacciò subito i rapporti con le più importanti e influenti personalità della città provenienti come lui dalla Spagna: la famiglia degli Annei, composta da uomini del calibro di Seneca, Giunio, Gallione, Mela e Lucano.

La poesia è la seguente.

I tuoi versi non pubblichi,

Lelio, e critichi i miei.

Decidi: o i tuoi ti affretti

a pubblicare, o smetti

i miei di criticare.

Avete mai riflettuto che quando si critica non per il desiderio di capire, è solo per far male o per danneggiare.

E non si addice ad un uomo di cultura.

Anzi, si addice ad un uomo di mercato.

È importante capire che il lavoro di chi lavora va sempre rispettato: e se ci sarà critica sempre per migliorare e mai per distruggere.

Attenzione però, questo non significa però che non possiamo esprimere giudizi anche severi.

I giudizi severi devono essere sostenuti da ragioni nobili, perché devono essere sempre accolti e stimati.

Così rispondeva un critico al poeta in erba, ma senza futuro: “Se il tuo sonetto è l’ultimo, benissimo. Se è il primo, lascia perdere”.

Nicola Incampo

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