giovedì, 29 Febbraio 2024

Oggi vorrei fare una riflessione sull’amore e la vorrei fare partendo da una poesia di Rabindranath Tagore.

Tagore nacque a Calcutta il 6 maggio del 1861 da una famiglia appartenente ad un’elevata aristocrazia Premio Nobel per la letteratura nel 1913.

Nel 1902 muore la moglie, nel 1904 la figlia, nel 1907 il figlio più giovane.

Il poeta è affranto dal dolore e scrive composizioni che riflettono il suo stato d’animo.

Dal 1907 al 1910 compone le 157 poesie che saranno pubblicate nella raccolta intitolata Gitanjali.

La Poesia tratta dal “Il Giardiniere” è la seguente

Le mani nelle mani,

gli occhi fissi negli occhi:

e il nostro amore

sereno come un canto

…..

Come avete notato questi versetti sereni raccontano l’amore, un amore che è fatto di dialogo e che si nutre di reciprocità.

È un amore che spinge l’anima nell’anima.

L’amore è il canto alla vita.

L’amore è consorzialità motivata e goduta, cioè proprio come deve essere.

Riflettiamo sulle mani che si intrecciano e si stringono parlando di sentimenti che si danno e che si afferrano.

E gli occhi ….

Gli occhi che scrutano altri occhi e che si danno ad altri occhi.

Occhi che raccolgono e consegnano un sorriso che è più forte di ogni fatica e ogni rimpianto.

Ecco perché la mano nella mano, gli occhi negli occhi, per toccare l’infinito, per sentirlo nel proprio respiro e nella propria anima attraverso il respiro e l’anima di colui o di colei che si ama.

Nicola Incampo

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