giovedì, 25 Luglio 2024

Avete mai riflettuto se sia possibile passare “oltre il muro della terra”, così per scoprire il mistero, per scoprire il senso della vita o l’oltremorte?

Io vi confesserò ho sempre riflettuto.

Ricordo che a scuola un insegnante ci fece riflettere su questa “possibilità”.

E ci fece riflettere proponendoci una lirica di Giorgio Caproni.

Giorgio Caproni nasce a Livorno nel 1912; la sua vita infantile e giovanile viene turbata inevitabilmente dagli eventi della prima guerra mondiale.

Dopo un’infanzia vissuta nel pieno dopoguerra a 12 anni, il giovane Caproni comincia i primi studi a Genova.

Successivamente, ormai maggiorenne, comincia a inviare anche le sue prime composizioni a vari editori che gli frutteranno la pubblicazioni di due raccolte: Come un’allegoria (1936) e Ballo a Fontanigorda (1938).

Nel 1939 il poeta si trasferisce a Roma, qui vive anche lui tutti i turbamenti dovuti alla seconda guerra mondiale e si schiera infatti dapprima per il regime, poi quando gli viene chiesto di entrare a far parte delle brigate della Repubblica di Salò, si schiera per la Resistenza.

Gli eventi della guerra e le riflessioni del poeta su di essi confluiscono nella raccolta Il passaggio di Enea datata 1956.

Ha vissuto a Roma fino alla fine della sua vita, nel 1990.

La lirica che vi propongo è Anch’io.

Ho provato anch’io.

E’ stata tutta una guerra di unghie

Ma ora so

Nessuno
potrà mai perforare
il muro della terra.

In questa lirica leggiamo tutta l’amarezza dell’autore:  “Nessuno potrà mai perforare” quel muro.

Una cosa è certa però che bisogna avere coraggio, decisione e forza per grattare quel muro nella speranza di aprire con pazienza un varco.

Ma è proprio così?

In realtà la fede ci ricorda che è possibile infrangere quel muro, non per vedere tutto con chiarezza, ma per intravedere.

Sicuramente anche a voi verrà in mente quello che ci dice San Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi: … Ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto”.

(Cfr. 1 Corinzi 13, 12).

Non per nulla l’ultimo libro della Bibbia si chiama Apocalisse, cioè rivelazione, svelamento.

Una città ideale, un mondo luminoso, la fine del male e il trionfo del bene sono i bagliori che riusciranno ad intravedere dietro il “muro della terra”.

E certamente non sarà silenzio e vuoto come molti temono e sospettano.

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica


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