sabato, 15 Giugno 2024

Vi siete mai chiesta che cosa è “La cultura?”

Proviamo a farlo insieme.

Non è tanto un insieme di emozioni, ma il modo di affrontare la realtà partendo da un’osservazione appassionata degli avvenimenti che accadono.

Questo significa che la cultura è la risposta dell’uomo alla continua ricerca della felicità.

O ancora meglio: è il cuore dell’uomo che si esprime innanzitutto nei gesti semplici della vita quotidiana, cioè nel mangiare, nel bere, nell’andare a scuola, nell’andare al lavoro, nello studiare una pagina della letteratura o nel divertirsi, nell’aiutare un amico in difficoltà o nel giudicare i fatti di attualità…

La cultura è, quindi, è il tentativo di rendere umano ogni aspetto della vita, ogni particola della realtà, sottolineando il rapporto con il suo senso ultimo.

Ci siamo mai chiesti se esiste un modo di vivere la cultura alla luce della fede cristiana?

Riflettete: è proprio all’interno dell’appartenenza a Cristo che nasce la cultura.

È San Paolo che ci indica con una formula questo lavoro culturale: “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (Cfr. Prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi 5,21).

Se non si vuole diventare schiavi della mentalità dominante, ci si deve, sempre e di fronte ad ogni cosa, chiedere: “Questo corrispondere al mio desiderio di verità? … di giustizia? … di felicità? …

Solo in questo modo si diventa capaci affrontare la realtà con un giudizio critico.

Infatti se riflettiamo bene criticare non significa mettere in dubbio, essere contro, ma in modo più positivo confrontare tutto con il proprio cuore così da riconoscere ciò che vale e ciò che non vale, ciò che è vero, ciò che è falso, ciò che è bello, ciò che non lo è, ciò che è per un bene, ciò che invece porta al male.

Ed è vero che Cristo è venuto per sostenere questo lavoro dell’uomo, per questo appartenendo a Lui l’uomo impara a giudicare, cioè a guardare il reale, per quello che è, a chiamare ogni cosa con il suo nome e a scoprirne il valore.

L’Apostolo san Paolo afferma che la volontà del Signore ha come disegno quello di “ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Cfr. Lettera agli Efesini 1,10).

Concludendo possiamo affermare che la cultura è la consapevolezza che ogni aspetto della vita e della realtà ha la sua perfezione nel rapporto con Cristo.

Non dipende da quando l’uomo sa o dal potere che ha, ma da come è.

Ogni persona può fare cultura: anche chi ha difficoltà a leggere o a scrivere, chi nella sua vita ha letto pochi libri perché ha dovuto lavorare duramente, chiunque nei suoi gesti quotidiani riconosce il rapporto con l’infinito.

Vorrei concludere questa riflessione con un pensiero tratto da “Pensiero improvvisi” di Andrej Donatovič Sinjavskij.

“L’informazione diventa per noi come un paio di brache di panno estero. Un motivo di metterci in mostra…

Oppure quando portiamo il cucchiaio alla bocca?

Prima di impugnare il cucchiaio, il contadino cominciava col farsi il segno della croce e con questo solo gesto riflesso si legava alla terra e al cielo, al passato e al futuro.”

Nicola Incampo

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