domenica, 21 Aprile 2024

Quest’anno vorrei fare una riflessione sul Sabato Santo.

Il protagonista del Sabato Santo è il silenzio.

Il Sabato Santo, incastonato tra il dolore della Croce e la gioia della Pasqua, si colloca al centro della nostra fede. È un giorno denso di sofferenza, di attesa e di speranza; segnato da un profondo silenzio.

Quando non parla la bocca, il cuore racconta.

In questo silenzio è “vedere” come i discepoli hanno ancora nel cuore le immagini dolorose della morte di Gesù che segna la fine dei loro sogni messianici.

Anche loro in questo giorno sperimentano il silenzio di Dio, la pesantezza della sua apparente sconfitta, la disperazione dovuta all’assenza del Maestro prigioniero della morte.

Ormai tutto è compiuto.

Gesù ha portato a termine la missione affidatagli dal Padre.

Il suo corpo è stato posto in una tomba scavata nella roccia e offerta all’ultimo momento.

E’ commovente continuare a “vedere” il grande masso posto davanti alla tomba a garanzia della custodia del suo corpo che deve essere ancora profumato e preparato per la sepoltura definitiva.

A tutto questo si aggiunge la vergogna d’essere fuggiti e d’aver rinnegato il Signore: si sentono traditori, incapaci di far fronte al presente e senza prospettiva di futuro, non vedono come uscire da una situazione di crollo delle illusioni, mancando ancora quei segni che incominceranno a scuoterli a partire dal mattino della Domenica con il racconto del sepolcro vuoto e le apparizioni del Risorto.

Il Signore della vita dorme.

Prima di esplodere nella Risurrezione deve quasi prendere fiato per gridare la forza del suo more trionfante.

Ecco perché bisogna far silenzio, non bisogna disturbarlo.

Occorre far parlare il cuore e il suo palcoscenico è il silenzio!

Anche nel sabato del tempo in cui ci troviamo è necessario riscoprire l’importanza dell’attesa. L’assenza di speranza è forse la malattia mortale delle coscienze di oggi.

Verrà quindi per tutti il giorno ottavo, il giorno del ritorno del Signore Gesù, non fuori, ma dentro le contraddizioni della storia.

Perché credere in Cristo, morto e risorto, per noi significa essere testimoni, con la parola e con la vita, della speranza che non muore.

Silenzio, facciamo parlare il silenzio.

Nicola Incampo

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