giovedì, 30 Maggio 2024

Giovanni Paolo II, l’11 ottobre del 1992, trentesimo anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II, presentava il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica.

Immaginate che la sua preparazione era stata affidata nel 1986 da Giovanni Paolo II a una Commissione di 12 cardinali e vescovi, presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

È interessante leggere un passo dal rapporto conclusivo per rendersi conto di quanto fatto: “Moltissimi vescovi hanno espresso il desiderio che venga composto un catechismo o compendio di tutta la dottrina cattolica per quanto riguarda sia la fede sia la morale, perché sia quasi un punto di riferimento per i catechismi o compendi che vengono preparati nelle diverse regioni. Deve trattarsi di una sana dottrina adatta alla vita attuale dei cristiani”.

Il card. Angelo Bagnasco, ha così dichiarato a proposito della presentazione del libro “23 cardinali commentano il Catechismo della Chiesa Cattolica”: “Camminiamo in un tempo nel quale la cultura diffusa sembra avvolgere tutto in una nebbia indefinita che uccide il pensiero, poiché nella confusione nasce l’incertezza e quindi la divisione della società. La storia insegna che chi ha più interessi, certi interessi, può meglio manipolare e profittare della situazione come oggi succede. Qui si tratta non di interessi a breve termine ma della vita eterna delle anime, del Bene supremo, della verità”.

Ma che cosa è il Catechismo della Chiesa Cattolica?

Lo spiega molto bene sempre il Cardinale Bagnasco: “Il Catechismo è come camminare a piccoli passi nel mistero di Cristo. È una bellezza senza confini che non solo la fede, ma anche la ragione può scorgere. Nel catechismo – ha aggiunto – si parla di noi perché senza il Creatore la creatura svanisce. Nel catechismo si parla di Dio non perché Lui sia la nostra protezione consolatoria, ma perché senza Dio noi non saremmo. Egli è la risposta a ciò che noi siamo”.

Inoltre il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, che ha ricordato come sia “raro che il Catechismo abbia convertito qualcuno. Prima di tutto la fede è un incontro, con Cristo che parla ancora oggi. Questa esperienza di fede ha bisogno di essere tradotta nella vita reale. Il Catechismo è questo: dare ragione della speranza che è in noi. Il Catechismo – ha ribadito – nasce da un bisogno di esprimere in maniera ordinata, serena e sistematica ciò che è la mia esperienza di fede. Il Catechismo, da questa prospettiva, non è un libro inutile. Diventa un mattone indigeribile se si parte dal Catechismo e si finisce col Catechismo. È importante, quindi, partire da Cristo”.

Il catechismo, infatti, funziona quando la sua ‘lettura’ è accompagnata da un testimone che ti mostra che quello che c’è scritto è esperienza vissuta. Diversamente diventa un insegnamento arido. Il catechismo ti insegna a leggere la realtà in modo nuovo e ti cambia la prospettiva di vita. Esso raccoglie la prospettiva dell’incontro con Gesù, non è semplicemente un libro di precetti, cosa si deve e non si deve fare, ma è dire come io vedo questo mondo a partire da Cristo e raccontare la bellezza di questa vita e di questo stile.

È un libro per aiutare la Chiesa a parlare di Cristo nel tempo di oggi.

Nicola Incampo

Responsabile Regionale per l’IRC e la Pastorale Scolastica della Conferenza Episcopale di Basilicata

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