giovedì, 13 Giugno 2024

Un giorno scrissi alla lavagna: “Essere morali NON significa non sbagliare più”

Dopo un po’ aggiunsi: Vi ricordate il sì di San Pietro a Gesù?

Il sì di Pietro a Cristo che con insistenza gli chiede se lo ama, altro non è che la moralità.

Infatti se noi riflettiamo che essere uomini morali non significa agire in perfetta coerenza con i propri ideali, ma significa amare Gesù, dal quale viene la capacità di fare il bene.

Poi con molta calma lessi un brano tratto da Anna Karenina di Lev Tolstoj.

Lev Nikolàevič Tolstòj è stato uno scrittore, filosofo, educatore e attivista sociale russo.

Divenuto celebre in patria grazie a una serie di racconti giovanili sulla realtà della guerra, il nome di Tolstoj acquisì presto risonanza mondiale per il successo dei romanzi Guerra e pace e Anna Karenina, a cui seguirono altre sue opere narrative sempre più rivolte all’introspezione dei personaggi e alla riflessione morale.

La fama di Tolstoj è legata anche al suo pensiero pedagogico, filosofico e religioso, da lui espresso in numerosi saggi e lettere che ispirarono, in particolare, la condotta nonviolente dei tolstoiani e del Mahatma Gandhi.

La vita di Tolstoj fu lunga e tragica, dominata da una profonda tensione. Tolstoj ebbe un’incessante, tormentosa evoluzione interiore, lottò con se stesso e con il mondo, e questa lotta, talora impetuosa, alimentò senza sosta l’impulso creativo.

Il brano che lessi è il seguente: “Mi arrabbierò sempre alla stessa maniera contro Ivan il cocchiere, sempre alla stessa maniera discuterò, esprimerò a sproposito le mie idee, ci sarà lo stesso muro fra il tempio dell’anima mia e quello degli altri, e perfino mia moglie accuserò sempre alla stessa maniera del mio spavento e ne proverò rimorso, sempre alla stessa maniera, non capirò con la ragione perché prego e intanto pregherò, ma la mia vita adesso, tutta la mia vita, indipendentemente da tutto quello che mi può accadere, ogni suo momento non solo non è più senza senso, come prima, ma ha un indubitabile senso di bene, che io ho il potere di trasformare in essa!”

Come potete notare Tolstoj indica in modo sintetico come una nuova moralità non dipende dal cambiamento dei tratti della propria personalità, ma dalla certezza di un Bene incontrato, da cui si spera il proprio cambiamento.

È San Paolo che nella Lettera ai Romani ci indica sinteticamente che l’amore di Cristo è il compimento della Legge che Dio ha dato al popolo di Israele:

“Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore.”

Nicola Incampo

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