sabato, 13 Luglio 2024

Oggi vorrei fare una riflessione su quanto sia esaltante l’amore e lo vorrei fare con una meravigliosa lirica di Gialal Ed-Din Rumi (1207 – 1273).

Ed-Din Rumi nasce da genitori persiani a Balkh, nella regione del Grande Khorasan, odierno Afghanistan, altre fonti aaffermano che nasce nella più piccola città di Wakhsh, nell’odierno Tagikistan.

La storia dice che a dieci anni, cioè nel 1217, compie il pellegrinaggio alla Mecca, partendo dal Grande Khorasan, in compagnia della sua famiglia. Nel 1219, su iniziativa del padre, il teologo, mistico e giurista musulmano Bahā ud-Dīn Walad, l’intera famiglia ripara nel nordest dell’Iran, a causa dell’invasione mongola.

I monaci musulmani sufi che seguirono il suo insegnamento lo chiamavano il “Nostro Maestro”.

La sua biografia dice che attraverso la danza rituale egli invitava i suoi discepoli ad entrare in armonia con la creazione e con Dio.

La lirica è questa:

“Il Signore ha bisbigliato qualcosa all’orecchio della rosa ed eccola aprirsi al sorriso.

Il Signore ha mormorato qualcosa al sasso ed ecco lo gemma preziosa scintillante nella miniera.

Il Signore ha detto qualcosa all’orecchio del sole ed ecco la guancia del sole coprirsi di mille eclissi.

Ma che cosa avrà mai bisbigliato il Signore all’orecchio dell’uomo, perché egli solo sia capace di amare e di amarlo? Ha bisbigliato amore!”

Come certamente avete notato il tutto è contrassegnato dall’idea mistica dell’unione con Dio che può essere raggiunta solo attraverso l’amore.

La lirica mostra anche un legame sotterraneo, ma genuino che unisce ogni grande esperienza di fede.

Il nostro amore spesso è vincolato, fragile, appesantito.

Non dobbiamo scoraggiarci: dobbiamo amare senza paura.

Sapete qual è il segreto?

Scoprire di essere amati, scoprire di essere amabili, scoprire di diventare capaci di amare nel nostro modo un po’ grossolano e fragile.

“Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” ci dice San Giovanni. (Cfr. 1 Giovanni 4, 8).

È Dio che ci rende capaci di amore, di essere segno e dono, di saper donare, di saper contrastare la logica di questo mondo.

E’ difficile, certo ….

Si ha l’impressione di nuotare controcorrente.

Ma nel fiume solo i pesci morti seguono la corrente.

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica

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