venerdì, 31 Maggio 2024

Capitava spesso che a scuola i ragazzi mi dicevano: “Professore voi dite sempre che dobbiamo capire qual è il progetto di Dio. Ma come facciamo a capirlo?”

Ed io rispondevo con un racconto che avevo sentito da un missionario a proposito dei lebbrosi.

Ricordo che i malati di lebbra erano rifiutato dalle stesse famiglie e scacciati di villaggi.

Questa è la storia che raccontava il missionario.

“Quando avevo raccolto sei o sette lebbrosi e li mantenevo e assistevo io personalmente (intanto avevo fatto un corso di tre mesi in Spagna per imparare a trattare i lebbrosi), uno di essi ha avuto bisogno di esami e cure per male al cuore.

Sono andato all’ospedale governativo a chiedere di accogliere quell’uomo, ma mi hanno risposto che non era possibile, perché non accettavano lebbrosi.

Allora io ho preso quell’uomo in braccio e l’ho portato fino all’ospedale, attraverso la città perché mi vedessero tutti.

L’ho messo in un letto che era vuoto e ho detto quasi gridando ai medici e infermieri che. I erano venuti attorno: “Quest’uomo è un brasiliano, ha diritto come gli altri ammalati di essere curato”.

Allora – continua il missionario – è venuto il primario e mi ha detto: “Fratello, diamo una stanza singola a questo lebbroso, ma qui nessuno vuol prendersi cura di lui.

Venga lei, gli dia da mangiare, lo curi e noi le insegniamo come fare.

È autorizzato ad entrare ed uscire quando vuole”.

Ebbene il missionario andò tutti i giorni, due volte al giorno, per circa tre mesi, finchè l’uomo non è morto.

“Al momento della morte – continua il missionario – ero presente anch’io col primario dell’ospedale.

Il malato ha preso la mia mano, l’ha stretta forte e ha detto: “Padre grazie che sei qui, resta ancora con me. Ed è morto.”.

Ricordo che il Missionario quando raccontava questa storia era commosso fino alle lacrime e continuava il suo racconto: “Il primario piangeva davvero e mi ha detto: “Lei ha vinto la sua battaglia, d’ora in avanti in questo ospedali può portare tutti i lebbrosi che vuole, li curiamo noi”.

Cari amici che mi leggete questo vuol dire essere attenti all’ispirazione di Dio.

Questo lo dico soprattutto ai giovani che sono ancora alla ricerca della loro strada.

Infine volevo ricordavi che la nostra realizzazione come persone non sta nel fare quello che vogliamo noi.

Questa è la fede e dobbiamo sempre interrogarci, a tutte le età: cosa vuole da me il Signore?

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la Pastorale Scolastica

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