lunedì, 22 Luglio 2024

Oggi ho cercato di mettere a posto una cartella che avevo tra i miei documenti.

I nipotini l’hanno trovata, non so come abbiano fatto, e ne hanno fatto… non oso dirlo.

Nel rimettere a posto ho trovato un’immaginetta della Sacra Famiglia.

Sinceramente non so come sia finita in quella cartella e perché, però è talmente bella che mi ha fatto fare una riflessione sulla famiglia.

Osservando l’immaginetta mi vengono in mente due termini: unità e amore.

È dall’unità e dall’amore all’interno della nostra famiglia che scaturisce la pace e la gioia del cuore.

Nella famiglia di Nazareth troviamo tutto questo e sapete perché?

Perché c’era Dio al primo posto.

E se Dio è al primo posto non ci può essere egoismo, rivalità, gelosia, prepotenza.

Avete mai riflettuto che la famiglia è la realtà fondamentale della vita dell’uomo?

È il luogo privilegiato dell’educazione e dell’esperienza umana e cristiana.

Molte volte, nella mia lunga esperienza di docente di religione, mi è capitato di parlare con ragazzi che descrivevano i loro papà freddi, egoisti, prepotenti, e mi chiedevo: che esperienza poteva fare dell’amore e dell’unità chi ha i genitori divisi?

Come può crescere con la gioia nel cuore e pieno di fiducia nel futuro un ragazzo che ha dei genitori sempre scontenti e insoddisfatti?

Il Grande Papa – San Giovanni Paolo II – nell’Angelus di Domenica 10 luglio 1994 affermava: “… La perennità del vincolo matrimoniale scaturisce dall’essenza stessa dell’amore e della famiglia. Ci si ama veramente e fino in fondo solo quando ci si ama per sempre, nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva sorte. Gli stessi figli non hanno un bisogno estremo dell’unione indissolubile dei propri genitori, e non sono forse essi stessi tante volte le prime vittime del dramma del divorzio?”

Poco prima il Papa aveva detto: “So bene che questo aspetto dell’etica del matrimonio è tra i più esigenti, e talvolta si verificano situazioni matrimoniali veramente difficili, quando non addirittura drammatiche. Di queste situazioni la Chiesa cerca di avere consapevolezza con lo stesso atteggiamento di Cristo misericordioso.”

Vorrei concludere questa mia riflessione con quello che il Papa Buono scriveva nel 1964 nel Giornale dell’anima: “E’ alla nostra famiglia, all’esempio dei nostri buoni genitori, babbo e mamma, esempi sempre scolpiti nel nostro cuore, all’atmosfera di bontà, di semplicità, di rettitudine respirata da noi fin dell’infanzia, che noi dobbiamo in gran parte la nostra vocazione sacerdotale. Eravamo poveri, ma contenti della nostra condizione e fiduciosi nell’aiuto della Provvidenza”.

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica

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