martedì, 28 Maggio 2024

È stata insignita del Brage Prize nel 2019 e nominata al Booksellers’ Prize: lei è Nina Lykke che arriva nelle librerie italiane per Giunti con il suo Il giorno in cui smetterò di dire sì (traduzione di Alice Tonzig) uno dei libri più discussi dell’anno, in cima alle classifiche per mesi e in corso di traduzione in 17 Paesi.

Protagonista e io narrante è Elin, medico di base poco più che cinquantenne che per vent’anni ha condotto una vita in apparenza perfetta: moglie e madre impeccabile e giornate dedite al lavoro. All’improvviso però quella patina di perfezione viene via svelando una realtà desolante: la vita sociale così movimentata, fatta di viaggi e cene si è azzerata e sono ormai cinque anni che con Aksel, il marito, non si sfiorano più. Lui ha iniziato a nutrire una passione/ossessione per lo sci di fondo, si allena in modo estenuante e ogni mese partecipa a una gara. Le assenze di Aksel e l’indifferenza nei confronti di Elin sono state il lasciapassare verso un’esagerata tendenza a bere e la dipendenza dalle serie tv. Di fatto, sono separati anche se alle figlie ormai grandi non lo hanno ancora detto, e lei ha preferito lasciare casa ad Aksel per vivere h24 nel suo studio, dormendo su una scomodissima poltrona-letto Ikea e stando ben attenta a non farsi scoprire dai colleghi. Ogni mattina in quello studio è un viavai di pazienti ipocondriaci, molesti, esigenti, depressi… e lei ormai non ce la fa più, attinge a tutta la sua pazienza per non sembrare scortese. L’unico “dialogo” civile lo ha con Tore, lo scheletro del suo studio, che tenta di metterla in guardia o rabbonirla, per il resto Elin è sopraffatta dal cinismo.

“(…) Il corpo è come un bebè che strilla, e nessuno sa perché. Il pannolino è asciutto, il bambino ha mangiato, la mamma è lì con lui, eppure urla. E così è il nostro fisico, specialmente quando invecchiamo: strilla, e non sappiamo perché. Abbiamo mal di testa senza motivo, passiamo nottate insonni a rigirarci nel letto… Non mangiamo quasi niente, e ciononostante si accumulano strati di grasso intorno alla vita; pratichiamo sport, eppure la pelle pende, floscia e antiestetica, sulle gambe; facciamo pensieri positivi e sorridiamo agli sconosciuti, e malgrado questo sembriamo sempre di cattivo umore”.

Un giorno, Elin si imbatte su Facebook in Bjørn, il suo ex, il ragazzo con cui era fidanzata prima di Aksel: basta davvero poco per rivedersi e riaccendere la passione, complice la maturità e un bel po’ di angoli (tra questi la gelosia estrema di lui) nel frattempo smussati.

Come in un flusso di coscienza, Elin racconta un presente fatto di pazienti problematici e incontentabili e della sua routine scombussolata e un passato che sembrava carico di promesse.

La Lykke ha regalato un personaggio letterario indimenticabile: la “sua” Elin ha la tendenza a dire sempre sì, a scapito di sé stessa, bacchetta chi non segue i principi di una vita sana ma lei per prima sgarra e non si fa poi tanti problemi a concedersi qualche tentazione. La prosa tagliente de Il giorno in cui smetterò di dire sì diverte e, perché no, consola: Elin e i “casi umani” che si rivolgono a lei in fondo sono molto simili a tutti noi.

L’autrice, nata nel 1965 a Trondheim, Norvegia, è cresciuta a Oslo. Prima di diventare una pluripremiata romanziera, ha lavorato come graphic designer.

Rossella Montemurro

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